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12/03/2026 ore 08.47
Società

Reggio, le famiglie del comparto 6 di Arghillà a Battaglia: «Dateci una casa dove i nostri figli possano smettere di avere paura»

Si rivolgono al sindaco ff i nuclei familiari che da mesi vivono sotto la pressione di dover lasciare l’alloggio senza però avere un’alternativa: «Viviamo con il fiato corto, nell'attesa di una ripresa degli interventi delle Forze dell’Ordine. In questi momenti di tensione, negli occhi grandi e spaventati dei nostri piccoli, le divise diventano i "mostri cattivi"»

di Redazione

«C’è un silenzio assordante tra i vialetti del Comparto 6 di Arghillà, interrotto solo dal rumore dei battiti di cuori che vivono sospesi. Molti se ne sono già andati, spinti dalla rassegnazione o dal terrore di vedere le proprie poche cose ammassate su un marciapiede. Ma noi che siamo rimasti, non lo abbiamo fatto per sfida: siamo rimasti perché non abbiamo dove andare. Siamo rimasti perché, fuori da queste mura segnate dal tempo e dai lavori mai finiti, per noi c’è solo il vuoto». È quanto scrivono al sindaco ff di Reggio Calabria, Domenico Battaglia le famiglie del comparto 6 di Arghillà, sul quale dallo scorso anno pende una ordinanza di sgombero.

«Oggi viviamo nell’incertezza più assoluta, un limbo che logora l’anima. Ogni sirena in lontananza, ogni passo pesante nel corridoio, scuote le madri e irrigidisce i padri. Viviamo con il fiato corto, nell'attesa di una ripresa degli interventi delle Forze dell’Ordine. Sappiamo che quegli uomini in divisa devono compiere il loro dovere, che rispondono a un’ordinanza e a una legge. Ma provate a spiegarlo ai nostri figli.

Per i bambini che abitano questi alloggi, quegli uomini non sono i rappresentanti dello Stato che protegge. In questi momenti di tensione, negli occhi grandi e spaventati dei nostri piccoli, le divise diventano i "mostri cattivi" che vengono a portarli via dalla loro cameretta, dai loro giochi, dalla loro unica sicurezza. Nessun bambino dovrebbe crescere con la paura dello Stato. Nessuna infanzia dovrebbe essere segnata dal trauma di uno sfratto senza una meta.

Al Sindaco f.f. Domenico Battaglia e ai membri del Tavolo Tecnico chiediamo un atto di coraggio umano. Non lasciateci soli in questo abisso. Il Tavolo Tecnico deve concludersi ora, con urgenza estrema, non con altre relazioni, ma con soluzioni. Abbiamo bisogno di un’alternativa dignitosa, anche provvisoria, che ci permetta di uscire da qui non come fuggiaschi, ma come cittadini accompagnati verso una nuova vita. La legge lo permette: la Corte Costituzionale e il Consiglio di Stato dicono che il diritto alla casa, per chi è fragile, per chi ha disabili o anziani, non può essere calpestato dalla "mera regolarità amministrativa".

La nostra vulnerabilità non è una colpa. L'impossibilità oggettiva di trovare un tetto con le nostre sole forze è una prigione da cui non possiamo uscire senza la mano dell'Amministrazione. Se lo sgombero proseguirà senza un'alternativa in deroga, non si starà ripristinando la legalità, si starà solo distruggendo la coesione di famiglie che non hanno più nulla, se non l'unione tra loro.

Vi preghiamo: non murate i nostri sogni mentre murate le porte. Dateci una speranza concreta che non sia fatta di carta, ma di un luogo dove i nostri figli possano smettere di guardare alla porta con terrore e ricominciare a guardare al futuro con un sorriso», concludono le famiglie del comparto 6 di Arghillà.