Reggio, le famiglie del Comparto 6 rivendicano un nuovo approccio abitativo: una casa a chi ne ha diritto
Cambiare il paradigma e affrontare lo sgombero del Comparto 6 di Arghillà non come questione da affidare ai servizi sociali ma come tema al quale porre una soluzione abitativa, dunque riconoscendo innanzitutto il diritto fondamentale alla casa. Occorre verificare i requisiti di questo diritto in capo a chi lo rivendica e occorre che il Comune investa la prefettura al fine di procedere ad altra essenziale verifica, quella degli alloggi popolari per accertare chi occupi con titolo e chi senza, chi abbia diritto e chi no, quali e quanti alloggi possano essere riassegnati. Insomma occorre un censimento.
Un’attività che pare lineare, anche se complessa (e il tempo che scorre passivamente non aiuta). Eppure a distanza di quasi quattro mesi dalla pubblicazione dell’ordinanza sindacale di sgombero ancora si cerca di avviarla. In effetti, al di là di frettolose rassicurazioni che nessuno sarebbe rimasto senza casa, nonostante i tavoli e le riunioni, di soluzioni alloggiative alternative concrete non vi è ancora traccia. Si attende che il comparto si svuoti, come in parte già avvenuto (decine di famiglie sono già andate altrove), e che le famiglie rimaste cedano…Si attende invece di iniziare a programmare e ad attuare politiche abitative adeguate.
La buona prassi del protocollo per la ex polveriera
«Crediamo che quello abitativo sia l’unico approccio risolutivo della vicenda che diversamente lascerà aperta e irrisolta, come già è da tempo, la questione del diritto alla casa in questa città. Invece il comparto 6 potrebbe costituire un nuovo punto di partenza qualora le famiglie che ne hanno diritto, siano dislocate, come per altro, seppure con tempi lunghi, è avvenuto per la quarantina di famiglie che occupavano in quel caso il suolo e non alloggi popolari, nella zona dell’ex polveriera. Avviare le verifiche sull’occupazione degli alloggi darà risposte anche a chi è attesa da anni che scorrano le graduatorie».
È quanto dichiara Giacomo Marino, referente dell’associazione Un mondo di mondi, stamane con Patrizia D’Aguì, presidente del gruppo civico “Noi siamo Arghillà” e diversi nuclei familiari anche con bambini, sono stati in piazza Italia a Reggio. Qui hanno portato all’attenzione di istituzioni e cittadinanza la situazione di estremo disagio in cui versano decine di famiglie occupanti abusive degli alloggi popolari del comparto 6 ad Arghillà nord, quartiere tormentato della periferia di Reggio Calabria, sulle quali dallo scorso marzo pende un’ordinanza di sgombero per motivi di sicurezza.
Il pressing sulle famiglie
Le stesse denunciano di ricevere dai servizi sociali che le convocano risposte di estrema chiusura, che non lasciano spiragli all’imperativo «di lasciare la casa e di andare in affitto. Le uniche alternative sarebbero quelle delle comunità con ipotesi estreme anche di separazione dai figli minori». Insomma un clima molto pesante che le famiglie stanno denunciando unitamente al pressing delle forze dell’ordine: «Ogni due settimane vengono a bussare alla porta per dirci di andarcene e ci denunciano per non averlo ancora fatto».
«Purtroppo si sta perpetrando ai danni di queste famiglie una pressione tale da indurci a portare oggi in piazza il loro urlo di disperazione. Tali famiglie devono lasciare un alloggio che hanno occupato abusivamente ma hanno anche il diritto a una casa. Non è accettabile, e neppure legale, che si proceda allo sgombero senza un’alternativa per chi ne abbia diritto e con tali modalità. Per le famiglie, molte delle quali hanno anche fatto istanza di regolarizzazione senza avere ricevuto alcuna risposta, che hanno questo diritto noi siamo qui a chiedere risposte», ha spiegato Patrizia D’Aguì presidente del gruppo civico Noi siamo Arghillà.
L’incontro con il consigliere Gianni Latella
«Risposte che confidiamo di avere già dai prossimi giorni. Siamo stati ricevuti dal presidente della commissione consiliare permanente Politiche sociali e della salute, sanità, politiche abitative del comune di Reggio Calabria, Gianni Latella, il quale ha assicurato che sarà fatta chiarezza sulle modalità operative dei servizi sociali. Si attende adesso una riunione tra dirigenti e assessori competenti per fare chiarezza e procedere con una proposta da rivolgere alla prefettura che prospetti soluzioni abitative per chi ne abbia diritto. Attendiamo di conoscere queste proposte», ha ribadito ancora Patrizia D’Aguì, presidente del gruppo civico Noi siamo Arghillà.
Se anche chi può pagare l’affitto non trova la casa …
C’è poi anche l’aspetto della fragilità sociale di chi non riesce a trovare una casa da affittare e che non può certamente essere abbandonato ma supportate nella ricerca di una nuova sistemazione. «Senza aiuto, non solo economico, non è facile trovare una casa in affitto. Purtroppo le misure assistenziali che riceviamo, che non sempre consentono di arrivare anche a pagare l’affitto, non costituiscono per il locatario una garanzia sufficiente», proseguono le famiglie. C’è poi anche chi ha sostegni minimi e non ha lavoro e dunque avrebbe diritto ad un nuovo alloggio popolare. Se lasciasse quello in cui è adesso, ne cercherebbe un altro senza alcuna possibilità di riscattare la sua condizione e dilatando sempre più la piaga delle occupazioni abusive di alloggi popolari.
Una mamma di quattro bambini tutti piccoli ha denunciato di non essere riuscita ad affittare una casa: «Appena saputo che ero senza lavoro e solo con l’assegno unico, la stessa agenzia non è riuscita ad aiutarmi a trovare la casa».
Il cambio di paradigma
«Speriamo di essere riusciti a spiegare che il tipico protocollo dello sfratto senza soluzione abitativa che si sta applicando non sia quello corretto e che è urgente mutare approccio. Noi siamo per il diritto alla casa per chi ne abbia i requisiti, un modello Isee non superiore a 10mila e 500 euro all’anno di reddito, nessun immobile (adeguato all’uso abitativo) di proprietà e nessun altro alloggio assegnato. In costanza di questi requisiti, il diritto alla casa deve essere riconosciuto, e ogni altra valutazione, compresa l’occupazione abusiva di altro alloggio per lo stato di bisogno, passa in secondo piano.
Oggi siamo qui – spiega ancora Giacomo Marino, referente dell’associazione Un Mondo di Mondi – per rilanciare questo punto di vista. Senza contare che tale situazione del comparto 6 è frutto dello stesso abbandono da parte delle istituzioni dei quegli alloggi, poi occupati per via delle fallimentari politiche abitative che si sono succedute negli anni. Speriamo che questa sia l’occasione per invertire la tendenza e riportare tutte le situazioni, non solo quelle del comparto 6, nell’alveo della legalità».
Il fondo per l’edilizia popolare
Una soluzione sembra essere stata prospettata anche in caso di alloggi non disponibili, o forse dovremmo meglio dire nel caso in cui, anche in questo frangente, non si proceda a verifica dello stato degli alloggi, ossia quello di un canone di affitto a carico del Comune.
«Questa è un’opzione praticabile, considerando per altro che come abbiamo più volte portato in evidenza – conclude Giacomo Marino, referente dell’associazione Un Mondo di Mondi – il Comune è tenuto a ricostituire un fondo di circa 12 milioni di euro che erano vincolati e che, Tuel permettendo, sono stati investiti su altro. Quel fondo deve essere recuperato. Questa potrebbe essere l’occasione, per esempio, per procedere al versamento al privato di un canone di affitto nel caso di in cui non si reperiscano alloggi popolari».
Durante il sit in si è fermato per ascoltare le famiglie il consigliere comunale Massimo Ripepi che ha dato disponibilità a portare la questione anche in commissione Controllo e Garanzia.
Ha assistito all’incontro con Giovanni Latella anche il consigliere Saverio Pazzano che ha invocato la necessità che l’amministrazione dia una linea chiara sul diritto alla casa: «Chiederemo di capire quante famiglie del comparto 6 abbiano diritto alla casa. Saranno convocati il vicesindaco Paolo Brunetti e la dirigente del settore Patrimonio, Luisa Nipote, sollecitando una soluzione che sia indirizzo politico dell’amministrazione Falcomatà sul quale dialogare con la prefettura. La povertà non va marginalizzata e colpevolizzata né il diritto alla casa può essere negato. L’indirizzo politico dell’amministrazione su questo deve essere chiaro. Non si può pensare di risolvere questioni complesse e delicate come queste con approcci securitari e legalitari, come fatto per piazza del Popolo. La legge e un’altra cosa. Dove ci sono diritti, per non violarli, occorre rispettarli».