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28/10/2026 ore 09.55
Società

Reggio, recuperata quasi tutta la refurtiva alla scuola Falcomatà-Archi

La dirigente Serafina Corrado ringrazia i Carabinieri, le famiglie e il territorio per la vicinanza dimostrata. Dopo i furti, l’istituto rilancia il valore della legalità, dell’educazione e della tutela dei beni comuni

di Redazione

Un segnale di speranza che restituisce fiducia a un’intera comunità scolastica e rinnova l’importanza della collaborazione tra istituzioni, famiglie e territorio. È questo il significato del ritrovamento della quasi totalità della refurtiva sottratta all’Istituto Comprensivo «Falcomatà-Archi» nel corso dei recenti episodi delittuosi, tempestivamente denunciati alle Forze dell’Ordine.

A esprimere soddisfazione per l’esito della vicenda è la dirigente scolastica, dott.ssa Serafina Corrado, che, attraverso una comunicazione ufficiale indirizzata alle istituzioni e alla comunità di Archi, ha voluto trasformare un momento particolarmente delicato per la scuola in un’occasione di riflessione collettiva.

La vicenda, infatti, non riguarda esclusivamente il valore economico dei beni sottratti e successivamente recuperati, ma investe una dimensione ben più profonda: quella della fiducia, del senso di appartenenza e della responsabilità che ciascun cittadino è chiamato ad assumere nella salvaguardia del patrimonio collettivo.

Il ringraziamento alle Forze dell’Ordine e alla comunità

Nella sua comunicazione, la dirigente Corrado ha espresso particolare riconoscenza nei confronti dei Carabinieri della Stazione di Archi, guidati dal comandante Giuseppe Contartese, sottolineando la tempestività degli interventi, la professionalità e l’impegno profuso nelle attività di accertamento e ricerca.

Un riconoscimento che ribadisce il ruolo fondamentale delle Forze dell’Ordine nella tutela della legalità e, soprattutto, il valore della collaborazione tra le diverse istituzioni presenti sul territorio.

Parole di gratitudine sono state rivolte anche a Don Danilo, che durante l’omelia della domenica precedente aveva invitato la comunità a riflettere sul significato della responsabilità personale, sull’importanza della coscienza individuale e sulla necessità di non rimanere indifferenti di fronte a comportamenti che compromettono il benessere collettivo.

La dirigente ha inoltre ringraziato i genitori del Consiglio d’Istituto per la vicinanza dimostrata, i docenti per la dedizione e la professionalità con cui continuano quotidianamente a garantire la continuità educativa e le famiglie di Archi, riconoscendone il contributo essenziale nella costruzione di una comunità fondata sul rispetto, sulla solidarietà e sulla collaborazione.

La scuola come presidio di legalità e coscienza civile

Uno degli aspetti più significativi della riflessione proposta dalla dirigente riguarda il valore educativo che può emergere anche da una vicenda dolorosa.

Il recupero dei beni sottratti, pur rappresentando un risultato importante, non esaurisce infatti il significato dell’accaduto. Al contrario, offre l’opportunità di interrogarsi sul rapporto tra individuo e collettività, tra diritti e doveri, tra libertà personale e responsabilità sociale.

«Lo Stato siamo noi», ricorda la dirigente nella sua comunicazione, richiamando un principio fondamentale dell’educazione civica: le istituzioni non costituiscono una realtà astratta e distante, ma trovano la propria espressione concreta nei comportamenti quotidiani dei cittadini.

Rispettare gli spazi pubblici, custodire gli strumenti destinati all’apprendimento e riconoscere il valore dei beni comuni significa, dunque, contribuire attivamente alla costruzione di una società più consapevole e solidale.

Particolarmente significativo è anche il messaggio rivolto a quanti hanno consentito la restituzione di parte dei beni sottratti. Senza formulare giudizi né anticipare valutazioni riservate agli organi competenti, la dirigente ha scelto di rivolgere un appello alle coscienze, riconoscendo nella possibilità di compiere scelte diverse e migliori uno dei principi fondamentali dell’azione educativa.

Un approccio che non confonde la responsabilità con la condanna, ma riafferma la funzione della scuola quale luogo di formazione della persona, capace di promuovere consapevolezza, cambiamento e partecipazione civile.

Educare alla responsabilità per costruire il futuro

Il messaggio assume un significato ancora più profondo quando si rivolge direttamente agli studenti, destinatari privilegiati dell’azione educativa dell’istituto.

Gli ambienti scolastici, le attrezzature didattiche e gli strumenti destinati alla formazione non rappresentano semplicemente risorse materiali, ma opportunità di crescita, conoscenza ed emancipazione. Danneggiarli o sottrarli significa compromettere un patrimonio che appartiene soprattutto alle nuove generazioni.

Da qui l’importanza di un’educazione alla legalità che non si esaurisca nell’insegnamento delle norme, ma diventi esperienza quotidiana di cittadinanza attiva, rispetto reciproco e partecipazione responsabile.

In questa prospettiva, la scuola si conferma un presidio culturale e sociale indispensabile, soprattutto nei contesti in cui la collaborazione tra istituzioni, famiglie e realtà territoriali rappresenta una risorsa decisiva per la crescita delle nuove generazioni.

Dalla difficoltà una nuova occasione di crescita collettiva

La vicenda dell’Istituto Comprensivo «Falcomatà-Archi» restituisce così un messaggio che supera i confini della comunità scolastica e interpella l’intera cittadinanza.

La risposta a un episodio che ferisce la collettività non può limitarsi al recupero di quanto sottratto, ma deve tradursi in un rinnovato impegno nella difesa dei luoghi dell’educazione e nella promozione di una cultura della responsabilità condivisa.

È proprio questa la prospettiva indicata dalla dirigente Corrado: non alimentare sospetti o contrapposizioni, ma rafforzare il dialogo tra scuola, famiglie, istituzioni civili e religiose, Forze dell’Ordine e territorio.

Una visione nella quale la legalità non è soltanto rispetto formale delle regole, ma condizione necessaria per esercitare pienamente la libertà e costruire relazioni fondate sulla fiducia.

«La scuola è un bene di tutti. Difenderla significa difendere la possibilità di un futuro migliore», conclude la dirigente.

Parole che sintetizzano il senso più autentico di questa vicenda: la tutela del bene comune non è un compito delegabile esclusivamente alle istituzioni, ma una responsabilità che appartiene a ciascuno. Perché una comunità cresce davvero quando riconosce nella scuola non soltanto un luogo di istruzione, ma uno spazio condiviso di democrazia, cultura e futuro.