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15/01/2026 ore 11.54
Società

Riforma della magistratura, le ragioni del SÌ e del NO: il confronto promosso dalla Fondazione Mediterranea

In vista del referendum confermativo di primavera sulla modifica dell’ordinamento giudiziario, la Fondazione Mediterranea apre una riflessione pubblica sul quesito referendario. Un dibattito senza posizioni precostituite per aiutare i cittadini a orientarsi su una riforma complessa e divisiva.

di Redazione

Un passaggio centrale della vita democratica italiana sarà rappresentato dal referendum confermativo sulla legge costituzionale che modifica l’ordinamento giudiziario, introducendo la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, oltre alla creazione di nuovi organi di autogoverno. La consultazione, prevista per la prossima primavera, non prevede quorum e il suo esito non appare scontato.

Sul piano politico, gli schieramenti risultano nettamente divisi: la sinistra orientata per il NO, la destra di governo schierata per il SÌ. Tuttavia, non mancano posizioni critiche trasversali e aree di dissenso rispetto alle indicazioni ufficiali dei partiti, circostanza che rende il voto potenzialmente non sovrapponibile ai tradizionali equilibri elettorali.

In questo contesto si inserisce la riflessione della Fondazione Mediterranea, che – come sottolineato dal presidente Vincenzo Vitale – «per statuto non può assumere una posizione partitica, ma svolge un’attività politica nel senso più alto del termine, come ricerca del bene comune e dell’interesse generale». Da qui la scelta di interrogarsi sulle ragioni del SÌ e su quelle di chi si oppone alla riforma.

Il nodo centrale è chiaro: schierarsi con chi ritiene che la riforma possa migliorare il funzionamento della giustizia oppure con chi teme effetti negativi sull’autonomia della magistratura e sull’equilibrio costituzionale.

Per i sostenitori del SÌ, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri consentirebbe di eliminare conflitti di interesse e commistioni di ruolo. Per i fautori del NO, al contrario, questa divisione rischierebbe di rendere i magistrati più esposti a pressioni politiche o esterne, compromettendone l’indipendenza.

Un ulteriore punto di scontro riguarda l’assetto degli organi di autogoverno. L’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti e di un’Alta Corte disciplinare, secondo i favorevoli, ridurrebbe il peso delle correnti interne alla magistratura. Secondo i contrari, si tratterebbe invece di una complicazione inutile, incapace di incidere sui reali problemi della giustizia italiana.

Anche il meccanismo del sorteggio dei componenti togati del Consiglio Superiore viene valutato in modo opposto: per i sostenitori del SÌ ridurrebbe l’influenza delle correnti sulle nomine e sugli avanzamenti di carriera, rafforzando l’indipendenza delle toghe; per i sostenitori del NO non garantirebbe benefici concreti e rischierebbe di indebolire il sistema.

Il quesito referendario chiede ai cittadini di esprimersi con un SÌ o con un NO sul testo della legge costituzionale recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Una scelta netta, a fronte di una materia complessa che difficilmente si presta a giudizi univoci o parziali.

Proprio per questo, la Fondazione Mediterranea ritiene di poter offrire un contributo alla formazione di una scelta consapevole, promuovendo un incontro di confronto tra i propri aderenti – espressione significativa della società civile di Reggio Calabria – favorevoli e contrari alla riforma proposta dal governo guidato da Giorgia Meloni. Un’occasione di dialogo per chiarire dubbi, approfondire i contenuti e misurarsi con le diverse interpretazioni di una riforma destinata a incidere profondamente sull’assetto istituzionale del Paese.