Roccella non dimentica, fiori e preghiere al porto per le vittime del naufragio
Associazioni e cittadini in corteo per ricordare i morti nel Mar Mediterraneo di due anni fa
A due anni esatti dalla drammatica notte tra il 16 e il 17 giugno 2024, la comunità di Roccella Jonica si è ritrovata per onorare le vittime del tragico naufragio costato la vita a decine di migranti al largo delle coste del reggino. La giornata di riflessione e preghiera interreligiosa, promossa dalla Diocesi di Locri-Gerace, ha preso il via con un primo momento di raccoglimento che ha visto riuniti cittadini, autorità e volontari sotto un unico ideale: non permettere che il tempo sbiadisca il ricordo di quella tragedia. «Il mare non divide ciò che l’umanità è chiamata a riconoscere come fratello», è stato il monito potente che ha fatto da filo conduttore a tutta la manifestazione.
Il raduno si è poi trasformato in un cammino della memoria. Un corteo composto e partecipe si è snodato dal lungomare verso il porto. Accanto alla Diocesi, hanno sfilato i rappresentanti della Caritas, dell’Ufficio Migrantes, della Croce Rossa Italiana e dell’amministrazione comunale roccellese, a testimonianza di una rete di accoglienza che non vuole smettere di operare. Quindi la deposizione dei fiori sulla banchina del porto, luogo simbolo di primo soccorso, accompagnata dalle note di Fabio Macagnino, che ha curato il momento musicale rendendo l'atmosfera sospesa e profondamente toccante.
Nel suo intervento, don Rigobert Elangui, direttore dell’Ufficio Migrantes Diocesano, dopo aver portato i saluti dell’Amministratore Apostolico, Francesco Oliva, ha richiamato con forza la necessità di custodire la memoria e di rinnovare lo sguardo sul fenomeno migratorio: «Non possiamo permettere che il tempo cancelli i volti e le storie di chi ha perso la vita in mare. La memoria è un dovere morale e cristiano. Ma non basta ricordare: dobbiamo impegnarci a cambiare la narrazione sulla migrazione, troppo spesso segnata da paura e semplificazioni. Le persone che attraversano il mare non sono numeri: sono fratelli e sorelle in cerca di vita, dignità e futuro».
Tra i rappresentanti delle diverse religioni presenti, ha portato il suo contributo anche l’imam di Camini, Mohammed Ben Alokla, che ha condiviso un messaggio di fraternità e responsabilità comune: «La fede, qualunque sia la nostra tradizione, ci chiede di essere custodi della vita. Ricordare queste vittime significa riconoscere che ogni essere umano ha un valore sacro. Il mare non dovrebbe mai essere un confine di morte, ma un ponte tra popoli. Solo insieme possiamo costruire comunità che accolgono e proteggono». La sua presenza ha sottolineato il carattere profondamente interreligioso dell’iniziativa, che ha voluto unire voci diverse in un’unica invocazione di pace e umanità.
Carmen Bagalà, direttrice della Caritas Diocesana, ha evidenziato il valore comunitario dell’incontro: «La Caritas incontra ogni giorno volti, storie, fragilità e speranze. L’accoglienza non è un gesto isolato, ma un cammino che coinvolge tutti: istituzioni, comunità, famiglie. Ricordare le vittime significa anche rinnovare il nostro impegno a costruire percorsi di integrazione reale e di prossimità concreta».
Il sindaco di Roccella Ionica, Vittorio Zito, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un sostegno più ampio: «Roccella ha vissuto in prima linea gli sbarchi e le emergenze, mostrando sempre umanità e capacità di risposta. Ma non può essere lasciata sola. È indispensabile che il tema migratorio venga affrontato con politiche nazionali strutturate, capaci di sostenere i Comuni e di garantire sicurezza, accoglienza e gestione ordinata dei flussi». La serata si è conclusa con un momento di silenzio e preghiera davanti al mare, luogo di dolore ma anche di speranza.