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13/04/2026 ore 07.19
Società

Rosarno, medici di base nel mirino: la solidarietà della FIMMG e interrogativi su un sistema sotto pressione

«Colpire un medico di famiglia significa colpire l’intera comunità, privandola di un riferimento umano e sanitario essenziale»

di Redazione

L’ennesimo atto intimidatorio ai danni di un medico di medicina generale scuote la comunità di Rosarno e riapre una ferita mai davvero rimarginata. L’incendio dell’ingresso dello studio del dottor Aldo Ingegnere non è solo un gesto vandalico: è un segnale grave, che colpisce un presidio fondamentale della sanità territoriale e, con esso, il rapporto di fiducia tra medico e paziente.

La FIMMG esprime piena e convinta solidarietà al collega e alla sua famiglia, condannando con fermezza ogni forma di violenza e intimidazione nei confronti dei medici di base. «Colpire un medico di famiglia – si legge in una nota – significa colpire l’intera comunità, privandola di un riferimento umano e sanitario essenziale».

Un clima che preoccupa

Non si tratta purtroppo di un episodio isolato. Negli ultimi anni, in diversi territori si è assistito a un aumento di tensioni nei confronti dei medici di medicina generale, spesso lasciati soli a gestire situazioni complesse, tra carichi di lavoro crescenti, carenze strutturali e aspettative sempre più alte da parte dell’utenza.

Rosarno, con le sue fragilità sociali e territoriali, rappresenta un contesto in cui queste criticità si amplificano. In questo scenario, ogni atto intimidatorio assume un significato ancora più profondo e inquietante.

Il rispetto delle regole, le limitazioni prescrittive, le rigidità burocratiche certo non favoriscono il mantenimento di un equilibrio già delicato, ma non per questo possono essere ignorati.

Quando il medico di famiglia si trova a dover dire “no” – non per scelta o capriccio, ma per vincoli legati alle normative vigenti – il rischio è che lo stesso diventi l’unico terminale visibile del Sistema. Il cittadino, spesso inconsapevole delle dinamiche organizzative, finisce per percepire il medico come responsabile diretto di disservizi, attese o negazioni.

Questo meccanismo può generare frustrazione, rabbia e, nei casi più estremi, degenerare in comportamenti violenti.

Una frattura nell’alleanza medico-paziente?

Il punto più critico riguarda proprio l’alleanza tra medico di famiglia e paziente, storicamente fondata su fiducia, prossimità e continuità. Se questa relazione viene erosa da fattori esterni – burocratici, organizzativi o sociali – si rischia una rottura profonda.

Il medico non è più percepito come alleato, ma come ostacolo. E quando viene meno questa alleanza, l’intero sistema di cure primarie entra in crisi.

Ripartire dal territorio

La risposta a questi episodi non può limitarsi alla condanna, pur necessaria. Serve una riflessione strutturale che coinvolga istituzioni, aziende sanitarie e comunità locali.

La FIMMG ribadisce la necessità di:

Pubblicizzare i cambiamenti prescrittivi, anche mediante campagne, affinché si comprenda che si tratta di una scelta non delegata al singolo medico;

Coinvolgere gli specialisti ambulatoriali e ospedalieri, perché non lascino la "patata bollente prescrittiva" ai MMG;

garantire condizioni di lavoro dignitose;

ridurre il carico burocratico;

restituire centralità al rapporto umano con i pazienti.

Difendere il medico di famiglia significa difendere un modello di sanità vicino alle persone, capace di ascoltare, prevenire e prendersi cura, oltre che curare.

Quanto accaduto a Rosarno non deve essere archiviato bensi’ diventare un punto di partenza per ricostruire fiducia, sicurezza e dignità nel sistema delle cure primarie.