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23/10/2026 ore 06.30
Società

San Lorenzo, l'incubo dell'alluvione non è finito: «Le nostre case ancora a rischio». Si lavora sui torrenti per scongiurare nuovi disastri

Le testimonianze degli sfollati dopo il nubifragio del 10 ottobre: bambini salvati nel buio, abitazioni invase dal fango e famiglie che temono di non poter rientrare. Comune, Prociv e Calabria Verde a lavoro sui corsi d'acqua Arcina e Agrifa per ripristinare le condizioni di sicurezza

di Silvio Cacciatore

Ci sono case nelle quali la normalità è rimasta sospesa alla notte del 10 ottobre. Abitazioni che fino a poche ore prima custodivano la quotidianità di intere famiglie e che oggi raccontano, attraverso il fango ancora presente e i danni provocati dall'acqua, la violenza del nubifragio che ha investito l'Area Grecanica. A San Lorenzo Marina, lungo la SS106 nei pressi della rotatoria di Pilati, alcune famiglie hanno rischiato la vita e sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Adesso, oltre alla conta dei danni, devono fare i conti con un'incertezza ancora più difficile da affrontare: quando potranno tornare tutti a casa e cosa accadrà alla prossima pioggia?

Francesco ricorda quei momenti con la lucidità di chi ha visto il pericolo arrivare all'improvviso. Inizialmente l'acqua sembrava provenire dal lato mare, poi la situazione è precipitata. Una massa d'acqua ha investito l'abitazione, trascinando e spostando tutto ciò che incontrava. «È entrata di colpo, buttando tutto per aria. Cercavo di far uscire il bambino dall'altra porta finestra, poi siamo riusciti a scappare dalla parte della ferrovia e a metterci in salvo», racconta. La famiglia è sopravvissuta, ma la casa porta ancora i segni dell'alluvione. Alla domanda su quando potranno rientrare, Francesco non ha risposte: «Se riusciamo a sistemare qualcosina... Qui dentro non c'è più niente. Vedremo come procederanno le cose». Alle istituzioni rivolge una richiesta semplice: «Che ci possano dare una mano».

Poco distante, Maria Cristina ha vissuto lo stesso incubo. A svegliarla sono state le urla dei vicini. Quando lei e il marito hanno messo i piedi a terra, l'acqua aveva già invaso l'abitazione. «È stata una nottata assurda. Abbiamo sentito gridare i vicini, ci siamo alzati e la casa era già piena d'acqua. Il primo istinto è stato quello di salvare i bambini», racconta. Maria è riuscita ad aprire la porta della cucina e a portare i piccoli dalla madre, in una posizione più elevata. Il marito è rimasto a cercare di recuperare quanto possibile. A rendere ancora più drammatica la situazione è stata l'oscurità. «Non c’era luce. Riuscivamo a vedere soltanto grazie ai fulmini», spiega, ricordando i tentativi disperati di fronteggiare l'acqua nel cuore della notte.

La famiglia vive in una delle abitazioni strette tra la Statale 106 e la linea ferroviaria. «Non ci aspettavamo che arrivasse tutta quell'acqua dalla parte della statale, anche perché non abbiamo una montagna alle spalle. Ci hanno spiegato che l'acqua del torrente Arcina è finita nei giardini, ha attraversato la strada, superato il guardrail ed è arrivata fino alle nostre case. Casa mia sembrava una piscina».

Una ricostruzione che trova riscontro anche nella testimonianza di Virgilio, residente nella stessa zona e ingegnere idraulico, che offre una lettura tecnica di quanto accaduto: l'ostruzione del corso d'acqua a monte avrebbe provocato l'esondazione verso i terreni circostanti, trasformando i giardini in un percorso di deflusso incontrollato. Acqua e fango avrebbero quindi raggiunto la strada, superato le barriere e investito le abitazioni.

«Si è creata una massa d'acqua che ha sfondato le porte delle case, invadendole completamente. Siamo vivi per miracolo», racconta.

Ma per Virgilio l'emergenza è tutt'altro che conclusa. Il problema principale, spiega, riguarda il mancato ripristino del naturale deflusso delle acque, con il rischio che anche precipitazioni molto meno intense possano provocare nuovi allagamenti. «Adesso anche una pioggia di un'ora o due ci crea un disagio enorme. Siamo sempre lì, con le pompe, a cercare di tirare fuori l'acqua». Un'attività che dipende dalla disponibilità di energia elettrica, venuta meno proprio durante l'alluvione. «La nostra vita ormai è controllare le telecamere, vedere se sale il livello dell'acqua e intervenire subito con una pompa. Sempre che ci sia la corrente».

L'ingegnere denuncia anche le difficoltà incontrate durante l'emergenza, sostenendo che le richieste di soccorso non abbiano prodotto l'intervento tempestivo di cui i residenti ritenevano di avere bisogno. E indica una possibile soluzione tecnica: realizzare uno scavo che consenta all'acqua di raggiungere una quota di deflusso naturale, evitando che continui ad accumularsi davanti alle abitazioni.

«Qui servirebbe un intervento per permettere all'acqua di defluire naturalmente. Altrimenti queste case restano inagibili. Sono spese enormi, che una famiglia non può affrontare da sola. A questo punto tanto vale chiudere tutto e abbandonare la casa». Nella sua analisi, Virgilio chiama in causa anche le condizioni di manutenzione del territorio e l'accumulo di materiali che avrebbero ostacolato il regolare percorso delle acque. Circostanze sulle quali sarà necessario approfondire le cause e le eventuali responsabilità.

Intanto, proseguono gli interventi di messa in sicurezza del territorio di San Lorenzo, duramente colpito dal violento nubifragio dello scorso 10 ottobre. Il Comune si è prontamente attivato e sono arrivati nei giorni scorsi i mezzi di Calabria Verde, mobilitati dalla Protezione Civile regionale, proprio per avviare le operazioni di pulizia e regimazione delle acque dei torrenti Arcina e Agrifa, esattamente nei corsi d'acqua finiti al centro dell'emergenza. Si tratta di interventi necessari per ripristinare le condizioni di sicurezza lungo i corsi d'acqua e ridurre i rischi legati a eventuali nuove precipitazioni, in un territorio ancora alle prese con le conseguenze dell'ondata di maltempo. Operazioni che assumono un significato ancora più importante alla luce delle testimonianze dei residenti, che denunciano le difficoltà nel deflusso delle acque e il timore che anche piogge di minore intensità possano provocare nuovi allagamenti.

A darne notizia è stata l'amministrazione comunale di San Lorenzo, che continua a seguire da vicino le operazioni di ripristino e gli interventi necessari per accompagnare il territorio verso un graduale ritorno alla normalità. «Sono giorni difficili, che richiedono impegno, sacrificio e una costante collaborazione tra le istituzioni», sottolineano il sindaco e l'amministrazione, ringraziando la Protezione Civile regionale e Calabria Verde per la disponibilità e il concreto supporto garantito alla comunità.

«Non ci fermiamo. C'è ancora tanto da fare, ma continueremo a lavorare con determinazione, giorno dopo giorno, per la sicurezza e la serenità dei nostri cittadini. San Lorenzo deve rialzarsi. E noi siamo qui, sul campo, per fare la nostra parte», conclude l'amministrazione comunale.

Gli interventi sui torrenti rappresentano dunque un primo passaggio concreto nel percorso di messa in sicurezza del territorio. Resta però aperta la questione delle abitazioni danneggiate e delle famiglie costrette a lasciarle, per le quali il ritorno alla normalità appare ancora lontano. Per chi ha visto l'acqua sfondare la porta di casa, la paura non si è esaurita con la fine del nubifragio. E ogni nuova pioggia rischia di riportare alla memoria quella notte.