S.I.M.O. canta la Reggio di chi è dovuto partire: «Il mare, a chiddi comu a nui, non lo puoi cacciare»
VIDEO e TESTO – La nuova canzone del giovane talento reggino corre sui social e tocca una ferita che attraversa migliaia di famiglie: vite costruite altrove, ritorni che fanno ancora male e un legame con casa che gli anni e i chilometri non riescono a cancellare
Ci sono partenze che durano poche ore e altre che, in qualche modo, non finiscono mai. Si può vivere da anni a Bologna o a Torino, costruire altrove il proprio futuro, vedere i figli prendere a loro volta altre strade. Poi basta tornare a Reggio, anche soltanto per qualche giorno, perché al momento di ripartire qualcosa faccia ancora male.
È da qui che parte la nuova canzone di S.I.M.O., pubblicata sui suoi canali social e diventata in poco tempo virale. Una manciata di versi che ha cominciato a rimbalzare da uno smartphone all'altro perché dentro c'è una storia che a Reggio appartiene a tantissime famiglie: quella di chi è andato via e, anche dopo tanti anni, continua a sentirsi profondamente legato a questa terra.
S.I.M.O. quella storia la incontra prima su un aereo. Francesca gli chiede una foto, sta tornando a Bologna, dove ormai vive da tempo. La figlia studia a Roma. Due generazioni, due città lontane da Reggio e una vita che evidentemente ha trovato altrove il proprio corso. Ma quando Francesca «scende», quando torna qui, al momento di ripartire piange ancora un po'.
Poi c'è Carlo. Lo incontra a Chianalea, ma vive a Torino. Lo riconosce, lo incoraggia e gli dice una cosa che probabilmente vale più di tanti complimenti: «Tu mi ricordi casa». Perché segue i suoi video da lontano e dentro quelle immagini ritrova Reggio.
Bastano loro due per capire perché la canzone stia facendo così tanto rumore. Francesca e Carlo hanno un nome, ma dietro ce ne sono migliaia. Sono quelli che tornano quando possono, con le ferie contate e magari il biglietto già pronto per ripartire. Quelli che hanno trovato un lavoro, messo su famiglia, cresciuto figli lontano dalla Calabria e che pure, quando parlano di Reggio, continuano spesso a chiamarla semplicemente casa.
Ed è andando avanti che il brano colpisce ancora di più, perché S.I.M.O. lascia da parte qualsiasi immagine patinata della città e va a pescare nei ricordi più normali. Il tresette e la briscola, le urla per un asso, una sedia di legno, la domenica dalla nonna, un profumo che non si dimentica. Roba che per chiunque altro può significare poco o niente e che invece, per chi è cresciuto qui e oggi vive a mille chilometri di distanza, può diventare improvvisamente casa.
Poi arriva una frase e dentro ci finisce una storia molto più grande della canzone: «Lo so che non eri tu che te ne volevi andare».
Perché dietro tanti addii da Reggio c'è stato e continua ad esserci questo. C'è chi è partito per studiare e non è più tornato, chi ha seguito un lavoro, chi quel lavoro qui lo ha cercato senza trovarlo, chi pensava di stare fuori qualche anno e nel frattempo ha costruito altrove tutta la propria vita. Non sempre partire significa scegliere di lasciare. E forse è proprio questa la corda che S.I.M.O. riesce a toccare senza bisogno di trasformare una canzone in una denuncia.
Non servono nemmeno grandi parole sull'identità o sull'appartenenza. Alla fine torna tutto in una cosa che per Reggio è presenza quotidiana e per chi vive lontano diventa mancanza: il mare.
«Il mare, a chiddi comu a nui, non lo puoi cacciare».
Ed è probabilmente lì che tanti si sono riconosciuti, condividendo il video e mandandolo a qualcuno che vive fuori. Perché si può partire da Reggio per Bologna, Torino, Roma o dall'altra parte del mondo. Si può stare lontani dieci, venti, trent'anni. Ma certe cose te le porti appresso. Anche quando pensavi di aver imparato a stare senza.
Il testo del brano
Francesca sull'aereo mi ha chiesto una foto,
rientrava a Bologna, a Reggio non sta più da tanto.
Sua figlia studia a Roma, ma ogni volta che scende
al ritorno piange un po'.Carlo a Chianalea mi ha detto: "Forza S.I.M.O.,
tu mi ricordi casa, ti guardo da Torino,
sei l'orgoglio reggino, per chi casa la vede
e sente dai tuoi video".Perché io vengo da dove
tresette e briscola li trovi sempre lì
a gridare per un asso che non è stato buttato
a "botti i malanova" sopra una sedia di legno.('utt*** quanto è bello) quando la domenica
a casa di nonna c'è un profumo che giuro non si dimentica
e lo so che non eri tu che te ne volevi andare.Il mare, a chiddi comu a nui, non lo puoi cacciare.