Stefano Fazzello ricorda l’amico fraterno e collega Emilio Campolo: «Aveva il dono di cogliere l’essenza delle persone»
VIDEO | La nuova puntata del format negli studi del Reggino.it è dedicata alla memoria dell’indimenticato dirigente dell’area pedagogico-trattamentale dell’istituto penitenziario Giuseppe Panzera di Reggio Calabria, scomparso il 18 marzo 2021
«Siamo cresciuti insieme nel quartiere Gebbione, nella zona sud di Reggio Calabria. Con don Nunnari facevamo attività di volontariato in strada dove abbiamo conosciuto le marginalità e tanti minori al rischio».
L’educatore e assistente sociale in pensione, Stefano Fazzello, ricorda con profonda commozione l’amico, per lui «un fratello», e collega Emilio Campolo, indimenticato dirigente dell’area pedagogico-trattamentale dell’istituto penitenziario Giuseppe Panzera di Reggio Calabria, scomparso esattamente 5 anni fa, il 18 marzo 2021, a causa del Covid.
Aveva 66 anni e solo qualche mese prima era andato in pensione dopo una vita spesa tra le sue due famiglie, quella di sangue e quella in carcere dove seppe seminare lasciando dietro di sè una dimensione carceraria più umanizzata, grazie al contributo del volontariato e della società civile ai quali, in sinergia con l’amministrazione penitenziaria, aprì le porte.
Personalmente ricordo che con lui, da giovane attivista di Amnesty International nei primi anni 2000, con altri attivisti del gruppo 227 di Reggio Calabria, entrai per la prima volta in carcere per un incontro con la popolazione detenuta sul tema dei diritti umani e della mobilitazione collettiva necessaria per tutelarli laddove violati. Anche la mia umile storia si è nutrita di quella sua serena ma ferma lungimiranza.
Umanità e lungimiranza
Di essa è testimone fervido Stefano Fazzello che racconta come quell’attenzione maturata nel quartiere di Gebbione, quando erano ragazzi, aveva rappresentato il seme di un impegno che avrebbero continuato a condividere da adulti e da professionisti.
«Il nostro percorso comune è stato anche professionale presso la struttura penitenziaria Panzera dove “siamo andati a finire”. Uso questa espressione perché facendo attività di volontariato un giorno decidemmo di partecipare insieme ad un concorso per educatori per gli adulti in carcere. Con grande caparbietà – racconta Stefano Fazzello - ci mettemmo a studiare e vincemmo il concorso nel 1979. Erano gli anni del dopo attentato a Moro e delle brigate rosse. Io entrai subito nella casa circondariale di Reggio, Emilio lavorò prima a Locri e poi a Reggio.
All’epoca, in una struttura chiaramente a parte, c’era anche l’Iom, istituto di osservazione per minori, poi fu spostato all’esterno del carcere.
Lavorammo insieme dentro il carcere per 18 anni e iniziammo in un frangente in cui la figura dell’educatore era ancora nuova, introdotta solo nel 1975 nel nostro ordinamento. Emilio seppe subito darle corpo e sostanza avviando una serie di attività. Nei primi anni Ottanta, fu fondato il giornalino Il gabbiano, uno spazio in cui tutti poterono contribuire: persone detenute e non, gli allora agenti di custodia poi divenuti gli agenti di polizia penitenziaria.
Al contrario di me, molto apprensivo, lui riusciva ad avere un approccio molto aperto e disteso. Dialogava e ascoltava tanto e, dentro e fuori dal carcere, delle persone riusciva a cogliere l’essenza, a volte anche quei talenti nascosti e sconosciuti a chi li possedeva.
Ricorderò sempre un giovane che lui incoraggiò a divenire agente di polizia penitenziaria. Quel giovane divenne capo area proprio presso l’istituto penitenziario Giuseppe Panzera di Reggio, lavorando anche con lui fino al 31 gennaio 2021, giorno in cui per sopraggiunti limiti di età andò in pensione.
Aveva il dono di “vedere” le persone. Grazie a lui – mette in luce Stefano Fazzello sempre in piena sinergia con la direzione dell’istituto penitenziario, le realtà sociali del territorio promossero attività con la popolazione detenuta e anche il volontariato entrò in carcere per restarvi. È una delle tante belle eredità che ci ha lasciato.
Con lui furono avviate progettualità ricreative sportive e anche culturali che gli valsero il ruolo di segretario dell'équipe, che con lui era diventata uno spazio di condivisione e collaborazione tra le varie figure professionali. La sua lungimiranza e la sua umanità furono riconosciute e apprezzate dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Per anni Emilio fu il responsabile dell'area trattamentale e di formazione al Prap, Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, e collaborò anche con la scuola di formazione con sede a Roma, così contribuendo sensibilmente alla formazione di nuovi educatori», sottolinea ancora l’amico e collega Stefano Fazzello.
Tanti i punti luce che Emilio Campolo accese durante il suo percorso, nell’incontro profondo con il prossimo accanto al quale si è sempre posto con grande umiltà e spirito di servizio. Punti luce che ancora illuminano.
«Parlando di tutti i doni che ci ha lasciato, non dimentico l’afflato nel giorno del suo funerale. Ho rivisto tante persone conosciute in carcere mentre erano detenute e poi tornare in libertà, essere lì presenti per “salutarlo”. Un gesto di riconoscenza e affetto molto bello che più di ogni altro rappresenta l’amore e la passione civile con cui Emilio ha incontrato e accolto le fragilità e l’umanità in carcere».
E infine quel desiderio, che di cui certamente Emilio Campolo “adesso” gioisce anche se è stato esaudito dopo la sua scomparsa.
Il sogno condiviso e… realizzato
«Abbiamo sempre condiviso il sogno che i nostri figli potessero proseguire nel nostro impegno di educatori. Così è stato prima per mio figlio Francesco e, dopo la sua morte, per suo figlio Domenico, oggi educatore nella casa circondariale di Reggio Emilia». Un sogno che i con i tempi che la vita concede si è realizzato. Resta con questo sogno una luminosa e ricca eredità che la memoria di chi lo ha conosciuto si impegna a mantenere viva.
«Oggi la Santa messa alla chiesa del Soccorso a Reggio e domani alle 15 – conclude Stefano Fazzello - presso il campo sportivo Campoli di Bocale, anche quest’anno in collaborazione con l’associazione don Milani di cui faccio parte, avrà luogo la manifestazione “Un calcio per la legalità. Nel ricordo di Emilio Campolo”. Il triangolare vedrà coinvolti con la squadra promotrice Bocale Calcio Admo anche le squadre del Lazzaro e del Bagaladi».