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20/03/2026 ore 22.35
Società

Sud e Futuri, da Scilla un confronto vero sulla Calabria che vuole vivere di turismo tutto l’anno

VIDEO e FOTO | Nel focus della Fondazione Magna Grecia infrastrutture, racconto del territorio, identità, cultura, ambiente e formazione. Dai trasporti alla narrazione della regione, fino al nodo dei giovani e dei servizi, due giornate dense che hanno provato a trasformare il potenziale in agenda che sappia andare "Oltre il mare". LaC media partner dell'iniziativa

di Silvio Cacciatore

A Scilla, per due giorni, il turismo è diventato il punto da cui guardare molto altro. Trasporti, servizi, formazione, racconto del territorio, identità, paesaggio, capitale umano. Il focus “Sud e Futuri - Oltre il mare”, promosso dalla Fondazione Magna Grecia, ha chiuso un percorso triennale legato al progetto PNRR sulla valorizzazione dei borghi storici, consegnando alla Calabria una riflessione ampia, per tratti persino severa, su ciò che serve davvero per trasformare una vocazione evidente in sviluppo stabile.

Il mare resta il primo richiamo, il segno più immediato di una terra che continua ad attrarre. A Scilla, però, il confronto ha provato a spingere lo sguardo più avanti. L’assessore regionale Eulalia Micheli ha indicato una direzione precisa: «Il mare non deve essere solo paesaggio, ma un motore di sviluppo e di crescita economica per il territorio». Dentro questa visione entrano cultura, sport, eventi, formazione, la capacità di rendere attrattivo il territorio lungo tutto l’arco dell’anno. «Parliamo di raduni, regate, percorsi formativi che rendono attrattivo il nostro territorio tutto l’anno», ha detto ancora, collocando la destagionalizzazione dentro un’idea concreta di programmazione.

"Sud e Futuri - Oltre il mare”: Scilla apre il confronto sul turismo che dura tutto l’anno

Su quel terreno, però, la discussione si è fatta subito molto concreta. Il professore Francesco Russo, ordinario di Ingegneria dei sistemi di mobilità sostenibile all’Università Mediterranea, ha riportato il tema sul piano delle condizioni strutturali. «Il sistema dei trasporti deve cambiare», ha spiegato, legando il futuro del turismo alla questione dell’accessibilità. Il passaggio centrale del suo intervento è stato netto nel merito, senza scorciatoie: «La base per l’accessibilità del turismo alla Calabria può essere solo l’alta velocità». Per Russo il punto resta questo, ed è da qui che passa anche la possibilità di allungare davvero la stagione: «Se non riusciamo ad avere un’alta velocità che in tre ore collega Roma con Reggio Calabria, saremo sempre una regione con un turismo fortemente dipendente dalla stagione». Nelle sue parole è entrato anche il tema della resilienza, dopo settimane segnate dal maltempo e dalle difficoltà infrastrutturali, insieme al ragionamento sul Ponte sullo Stretto, ritenuto sostenibile sul piano economico dentro una rete efficiente e veloce.

La prima giornata, coordinata da Flavia Fratello, ha messo attorno allo stesso tavolo istituzioni, accademia, categorie economiche e rappresentanti del sistema produttivo. Dopo i saluti del sindaco Gaetano Ciccone e l’apertura dei lavori del presidente della Fondazione Magna Grecia Nino Foti, sono intervenuti, nella sessione dedicata a opportunità e sfide della destagionalizzazione, oltre a Micheli e Russo, anche Lino Cangemi e Ninni Tramontana. Nella seconda parte spazio a Claudio Aloisio, Nicola Durante, Lorenzo Labate, Giuseppe Nucera, Santo Strati e Domenico Vecchio. Un confronto fitto, utile a far emergere il dato centrale: la continuità dell’offerta turistica riguarda imprese, mobilità, fiscalità, promozione, servizi, capacità di tenere insieme filiere diverse.

Nel pomeriggio il focus si è spostato sul racconto della Calabria. «Calabria da raccontare», la sessione moderata da Fabrizio Frullani, ha chiamato in causa linguaggi, immaginario, cinema, audiovisivo e promozione digitale, con gli interventi di Mimmo Calopresti, Pasquale Gallo, Anton Giulio Grande, Alessandro Preziosi e Carmine Sgarlata. A seguire, ancora Frullani ha guidato il panel dedicato a «Territorio in azione: innovazione, sviluppo e best practice», con Giovanni Aramini, Vincenzo Calabrò, Giuseppe Guzzo, Giuseppe Ribuffo, Vittorio Porpiglia e Noemi Spinetti. Un punto che si allarga: raccontare meglio la Calabria, valorizzare ciò che già esiste, dare riconoscibilità a esperienze che funzionano, usare strumenti contemporanei per portare fuori un’immagine più fedele e più ricca della regione.

La seconda giornata ha spinto ancora più in profondità questo ragionamento. Introdotta da Silvia Perdichizzi e moderata da Federico Quaranta, la sessione “Radici di Calabria: archeologia, storia e tradizioni” ha tenuto insieme voci e sensibilità diverse con Paolo Bolano, Franco Laratta, Carmine Lupia, Valerio Rositani, Florindo Rubbettino e Domenico Scarano. Laratta, direttore dell’informazione del network LaC, mediapartner dell’iniziativa, collegato da remoto, ha richiamato il peso dell’informazione nella costruzione di una narrazione capace di restituire dignità, complessità e forza a una terra spesso raccontata in modo parziale. Un tema che ha trovato eco anche nelle parole dell’editore Florindo Rubbettino: «La cultura è il ponte fra il passato e il futuro». Da qui l’invito a «ribaltare la narrazione» e a raccontare un’altra Calabria, fatta anche di produzione, saper fare, esperienze culturali, musei, imprese che custodiscono e rilanciano identità. «Anche da qui si possono realizzare esperienze di valore, capaci di essere riconosciute e apprezzate nel mondo», è il senso del suo intervento.

Nella stessa scia si è collocato Domenico Scarano, assessore al turismo del Comune di Scilla, che ha riportato il confronto dalla visione generale al quotidiano di chi amministra un territorio esposto, bellissimo e fragile. «La politica locale non deve essere lasciata sola», ha detto, chiedendo tavoli tecnici e un sostegno concreto alle amministrazioni che ogni giorno si misurano con criticità strutturali, erosione, dissesto, servizi da difendere e da rafforzare. Una verità che a Scilla si tocca con mano: la bellezza, da sola, non basta a reggere il peso dello sviluppo.

Nel secondo panel del pomeriggio, “Montagne vive: foreste, biodiversità e identità dei territori”, ancora con la moderazione di Federico Quaranta, giornalista e conduttore Rai esperto di territori e turismo, sono intervenuti Giulia Gonnella, Simona Lo Bianco, Serena Palermiti, Fiammetta Pilozzi e Rosario Previtera. Un passaggio importante perché ha allargato ulteriormente il perimetro del confronto, portandolo verso aree interne, paesaggio, foreste, biodiversità, turismo identitario e sostenibile. In filigrana, il messaggio emerso è rimasto lo stesso: la Calabria possiede risorse enormi, diffuse, diverse tra loro, e proprio per questo ha bisogno di una visione capace di collegarle.

A dare una cornice politica e culturale all’intera iniziativa è stato ancora una volta il presidente della Fondazione Magna Grecia Nino Foti, che ha letto Scilla come un laboratorio e come una prima tappa. «Da un’idea, da un progetto, da un’intenzione che si è messa a terra già nel 2023, oggi, con questo triennio, possiamo parlare di un vero laboratorio», ha spiegato. Nelle sue parole si ritrovano le linee di fondo di questi due giorni: sviluppo, identità, formazione, giovani, rischio spopolamento. «Serve un progetto che ruoti attorno alla formazione. Il rischio è che i giovani vadano via e non tornino più», ha osservato, portando il discorso oltre il turismo e dentro la questione più ampia del futuro del territorio.

Ed è forse proprio qui il risultato più interessante emerso a Scilla. “Oltre il mare” è diventato plasticamente il perimetro di una sfida. Il turismo, in queste due giornate, è stato trattato come il punto d’incontro di molte questioni: infrastrutture, informazione, cultura, ambiente, impresa, lavoro, orgoglio delle radici. La Calabria che è uscita dal confronto della due giorni di Scilla possiede già gran parte delle sue risorse. Quello che ancora manca, ed è affiorato in quasi tutti gli interventi, riguarda la capacità di tenerle insieme, sostenerle, raccontarle e difenderle nel tempo.