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22/07/2026 ore 06.30
Società

“SUP per Tutti”, quando il mare a Reggio Calabria diventa il luogo dove l'inclusione prende davvero forma

Il progetto promosso da ASI Calabria EPS e Insieme per la Città APS, con A.S.D. Blue Tribe e la direzione scientifica dell'Analista del Comportamento Daniela Gullace, trasforma lo Stand Up Paddle in un percorso di autonomia, fiducia e partecipazione

di Melania Neri

Lo Stretto di Messina non è soltanto uno degli scenari naturali più affascinanti del Mediterraneo. Da quest'anno è anche il luogo in cui il mare si trasforma in uno strumento di crescita, autonomia e inclusione. È qui che prende vita "SUP per Tutti", il progetto nato a Reggio Calabria dalla collaborazione tra Insieme per la Città APS, con la promozione di ASI Calabria EPS, fortemente voluto dall'A.S.D. Blue Tribe insieme all'analista del comportamento Daniela Gullace.

L'obiettivo dell'iniziativa è offrire a bambini e ragazzi nello spettro autistico l'opportunità di avvicinarsi agli sport acquatici attraverso lo Stand Up Paddle (SUP), superando le barriere della neurodivergenza grazie a un metodo strutturato che unisce ricerca scientifica, attività motoria e valorizzazione dell'ambiente naturale.

Alla base del progetto c'è una convinzione precisa: la diversità non è un limite, ma una risorsa da valorizzare attraverso esperienze concrete e percorsi costruiti sulle capacità di ciascun partecipante.

A sottolinearlo è Daniela Gullace, che da anni opera nel campo dell'analisi del comportamento. «Da anni mi occupo di bambini e ragazzi nello spettro autistico e affianco anche le loro famiglie. Conosco bene le loro difficoltà quotidiane, l'assenza di servizi dedicati e l'ignoranza di una società che celebra la giornata dei calzini spaiati e quella della consapevolezza sull'autismo, ma che non ha ancora capito cosa sia la vera inclusione.
Oggi si parla molto di neurodivergenza, termine di tendenza per descrivere un sistema neuronale che funziona in modo diverso da ciò che consideriamo "tipico". Parliamo, dunque, di diversità: una diversità che può essere vista come ricchezza, e non come handicap.»

Il mare come laboratorio di apprendimento

La scelta dello Stretto di Messina non è dettata soltanto dalla bellezza del paesaggio, ma anche dalle sue straordinarie potenzialità educative e terapeutiche.

L'acqua offre infatti un importante feedback sensoriale attraverso pressione, temperatura e galleggiamento, favorendo l'organizzazione dell'esperienza corporea. Allo stesso tempo, la vastità dell'ambiente naturale contribuisce ad abbassare i livelli di allerta, mentre la continua ricerca dell'equilibrio sulla tavola stimola attenzione, coordinazione e integrazione motoria.

Grazie al contatto diretto con il mare e al supporto degli istruttori qualificati, i ragazzi imparano così a gestire le emozioni, sviluppare fiducia nelle proprie capacità e migliorare le competenze relazionali.

Un percorso costruito sui piccoli successi

Prima dell'avvio delle attività in mare, il progetto è stato preceduto da un Open Day in piscina, momento fondamentale per osservare le motivazioni dei partecipanti e costruire un percorso realmente personalizzato.

«Ogni progetto solido parte da un'osservazione. L'Open Day svolto in piscina - spiegano gli organizzatori -ci ha permesso di individuare chi fosse realmente motivato a imparare ad andare in SUP. E la motivazione, nella scienza del comportamento, non è un dettaglio: è il motore che rende possibile l'apprendimento. L'alta motivazione ha portato i ragazzi a compiere grandi progressi.

Li abbiamo visti, incontro dopo incontro, conseguire piccoli-grandi obiettivi: accettare l'attesa, rispettare il proprio turno, seguire le istruzioni anche quando non eravamo di fronte a loro a guardarli negli occhi. Si sono allungati i loro tempi di attenzione e di concentrazione sul compito. Hanno acquisito un buon equilibrio sul SUP in posizione seduta o in ginocchio; alcuni hanno sperimentato persino la posizione in piedi.

Chi conosce l'analisi del comportamento riconoscerà, dietro a questi traguardi, obiettivi tutt'altro che casuali: tolleranza all'attesa, alternanza dei turni, attenzione condivisa, comprensione e generalizzazione delle istruzioni.

Il livello di autonomia è cresciuto giorno per giorno. I ragazzi hanno preso coscienza delle proprie capacità e sono diventati meno dipendenti dall'aiuto dell'altro — quella progressiva riduzione del sostegno che noi chiamiamo tecnicamente fading del prompt, e che nella vita reale significa semplicemente: "ce la faccio da solo". Sono riusciti a svolgere in modo eccellente la loro lezione persino in una giornata di mare mosso, evitando naturalmente la posizione in piedi. È lì che abbiamo capito che le competenze non erano rimaste "in piscina": si erano trasferite, avevano messo radici. In una parola, si erano generalizzate

I risultati raggiunti dimostrano come la combinazione tra metodologia scientifica e attività sportiva possa favorire un autentico percorso di crescita personale, valorizzando le capacità di ogni partecipante e promuovendo una reale inclusione.

«Il mare è un maestro paziente»

Accanto all'aspetto scientifico emerge con forza anche quello umano. A raccontarlo è Sebastiano Michele Militti, presidente dell'A.S.D. Blue Tribe, istruttore IKO di Kitesurf e istruttore SUP del progetto.

«Il mare, per chi lo vive ogni giorno, non è mai solo acqua: è un maestro paziente e severo, capace di premiare la calma e di restituire con gli interessi ogni gesto di fiducia.

Insegnare il SUP a un bambino nello spettro autistico mi ha insegnato più di quanto io abbia insegnato a loro. Ho imparato a rallentare, a comunicare senza fretta, a rendere prevedibile ogni movimento — perché sulla tavola la sicurezza nasce dalla fiducia, e la fiducia nasce dal sapere cosa accadrà un istante prima che accada.

In acqua non esistono scorciatoie: c'è il ragazzo, c'è l'istruttore al suo fianco, e c'è lo Stretto di Messina che ci osserva con la sua esperienza millenaria.

Non c'era più una diagnosi, non c'era un'etichetta: c'era un ragazzo in piedi sull'acqua, orgoglioso, che guardava il mare come si guarda una conquista.

Non dimenticherò lo sguardo di chi, per la prima volta, si è sollevato in ginocchio e poi in piedi sulla tavola, sentendo l'equilibrio arrivare da dentro e non dall'esterno. Ed è per momenti così che Blue Tribe esiste.»

Un metodo fondato sulla prevedibilità

Ogni incontro segue una struttura rigorosa, pensata per rendere l'ambiente sicuro, rassicurante e prevedibile.

La prima fase è dedicata alla conoscenza dell'attrezzatura attraverso immagini e spiegazioni verbali. Seguono esercizi a secco per sviluppare equilibrio e coordinazione, calibrati sulle capacità di ogni partecipante. Infine si entra in acqua, sempre affiancati dagli istruttori, mentre i genitori seguono l'attività dalla battigia, condividendo ogni conquista dei propri figli.

Una metodologia che permette ai ragazzi di affrontare gradualmente nuove esperienze, rafforzando autonomia, fiducia e consapevolezza delle proprie capacità.

L'inclusione oltre gli slogan

Il significato più profondo di "SUP per Tutti" è racchiuso nelle parole con cui gli organizzatori descrivono il senso dell'iniziativa.

«SUP per Tutti non è una terapia miracolosa e non promette guarigioni: promette qualcosa di più concreto e più onesto. Promette un'estate in cui un ragazzo può imparare ad attendere il proprio turno, a fidarsi di un adulto che non è un genitore, a stare in equilibrio su una tavola e su sé stesso. Promette famiglie che, per una volta, non devono spiegare né giustificare nulla. Promette che la parola inclusione smetta di essere uno slogan da giornata dedicata e diventi ciò che è stata sullo Stretto di Messina: un bambino e il mare, uno accanto all'altro, alla pari. Questo è il cuore del progetto. E questo è, per noi, l'inizio.»

Più che un'attività sportiva, "SUP per Tutti" rappresenta quindi un modello concreto di inclusione che mette al centro la persona, le sue potenzialità e il valore della comunità. Sullo Stretto di Messina, ogni colpo di pagaia racconta una storia di coraggio, autonomia e fiducia, dimostrando come il mare possa diventare un luogo in cui ogni differenza trova finalmente il proprio equilibrio.