Tracce di storia millenaria tra le micro-discariche, l'area archeologica di piazza Garibaldi a Reggio in stato di abbandono – FOTO
Gli scavi, visibili dalla strada già dall'estate del 2025 ma non ancora accessibili dal pubblico, sono esposti a inciviltà e degrado. Dopo un iter scandito da stalli e rallentamenti, la fine dei lavori del primo stralcio e il collaudo sottoscritto già a dicembre, quale futuro per la gestione?
Un tempio di età Augustea, forse di prima età Giulio Claudia, dunque dei primissimi decenni del I secolo dC , rinvenuto laddove un tempo sorgeva l'area sacra della città antica, in un sito nel quale le stratificazioni attraversano oltre due mila anni di storia. Invece di poter essere ammirato da vicino all'interno un parco archeologico accessibile e curato , la cittadinanza ei turisti in sosta o appena scesi dal treno alla fermata Reggio Calabria Centrale possono solo affacciarsi dalla ringhiera, passando tra una macchina e l'altra, e prendere atto del crescente degrado che circonda l'area ancora non gestita e in balia di incivili che buttano rifiuti all'interno.
Questo accade a Reggio Calabria, città a vocazione turistica, in cui la cultura parla dalle viscere delle sue terra oltre che dall'alba dei tempi, come questa e tante altre esperienze attestano.
Invece di tutelare queste ricchezze si tollerano che, ai bordi dell'area archeologica di piazza Garibaldi nel cuore del centro storico di Reggio , insistono micro-discariche con rifiuti soprattutto derivanti dalle consumazioni dell'esercizio commerciale che insistono sul marciapiede accanto.
Rifiuti che, non essendo per alcuni incivili sufficientemente "comodo" lasciare soltanto andare oltre la ringhiera che circoscrive l'area, vengono lanciati anche oltre , affinché raggiungano l'area sottostante in cui insistono i tesori archeologici emersi ormai oltre un decennio fa.
Iter sempre a rilento
Scoperti oltre un decennio fa e nel frattempo, ricoperti e poi riscoperti e ancora studiati nell'ambito di un primo progetto di valorizzazione che non riesce ad approdare a completa definizione, l'area è da mesi in stato di abbandono e ancora in balia di incivili piuttosto che al centro di una gestione in grado di tutelarla e preservarla, rendendola fruibile e curata e mantenendola pulita.
L'intervento denominato appunto “Messa in sicurezza scavi piazza Garibaldi, 1° stralcio – Valorizzazione e fruizione resti archeologici”, è stato scandito da un iter lungo e farraginoso che ha richiesto mesi per ogni singolo passaggio.
Prima la pausa per la riprogrammazione delle opere di completamento e, dopo la consegna dei lavori nel 2024 , un nuovo stallo di mesi prima del subappalto e della ripresa lavori nel gennaio 2025 . Poi l'attesa per il cambio in corsa della tipologia di ringhiera e la rimozione dei pannelli con un'anteprima rimasta racconto dall'estate scorsa. Infine, l'ultimo capitolo relativo ai dissuasori che hanno solo comportato lo spostamento di qualche metro, rispetto alla ringhiera, del parcheggio selvaggio delle macchine attorno all'area.
Nuovo stallo
E siamo al 2026. Nonostante il collaudo sottoscritto alla fine del 2025, seguito alla fine dei lavori già formalizzati sempre lo scorso anno, mentre vengono saldati i pagamenti a ditta ea collaudatore , i ritardi non sembrano ancora sufficienti e permangono su altro . Nulla si sa del futuro dell'area, chiusa al pubblico e senza una gestione .
Resta ancora da definire o forse da sapere, ammesso che sia stato già deciso ma ancora non formalizzato e attuato, come si procederà. Si opterà per un accordo tra Soprintendenza e Comune che disciplina le aperture e le modalità per rispondere a eventuali richieste di visite di gruppo oppure pubblicherà un bando per esternalizzare il tutto ?
Il pregio dei reperti e il prosieguo delle indagini archeologiche
Oltre due mila anni di storia racchiusi in questi scavi. Numerose testimonianze archeologiche emergono nel corso della campagna scavi conclusa già circa due anni. Ma le indagini archeologiche proseguiranno.
Un finanziamento straordinario è già stato accordato dal Mic alla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia ed è pari a 400 mila euro. L'avvio delle indagini è legato all'apertura al pubblico dell'area archeologica. Dunque è anch'esso condizionato dall'ennesimo stallo.