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06/02/2026 ore 08.16
Società

Un ponte tra Reggio Calabria e Reggio Emilia: al Museo diocesano il dipinto di San Prospero

Un frammento di storia religiosa e civile che lega Nord e Sud, nel segno dell’opera di soccorso e ricostruzione promossa da monsignor Emilio Cottafavi, dopo il sisma di Reggio e Messina del 1908

di Redazione

Reggio Emilia celebra, con un restauro, un convegno e una Mostra, la memoria legata a un dipinto appartenente alle collezioni del Museo diocesano di Reggio Calabria: la Visione di San Prospero, opera del reggiano Cirillo Manicardi eseguita nel 1910 per incarico del conterraneo mons. Emilio Cottafavi, inviato da Pio X in Calabria, nei luoghi del terremoto del 1908, perché prestasse i primi soccorsi alla popolazione e provvedesse alla costruzione di chiese baracche e istituti di accoglienza e assistenza.

Il terremoto del 1908 aveva causato il crollo dei quattro quinti delle chiese diocesane: mons. Cottafavi curò la realizzazione di un villaggio di abitazioni prefabbricate in legno, per accogliere ed educare gli orfani del territorio, e di numerose chiese baracche: tra esse una, su una delle più belle colline della città, dedicata a San Prospero per la quale nel 1910 commissionò al pittore Manicardi il dipinto raffigurante San Prospero, patrono di Reggio Emilia, da collocarsi sull’altare maggiore. Il Santo è ritratto orante e inginocchiato sulle macerie della città di Reggio Calabria, distrutta dal terremoto del 1908; in basso, sono la mitria e il pastorale, sue insegne vescovili, e gli stemmi delle due Reggio.

Nella nostra città mons. Cottafavi ricevette preziosa collaborazione da don Luigi Orione, fondatore della Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza, e quando, dopo sedici mesi di permanenza, lasciò la città affidò in dono proprio a don Orione la residenza della Commissione Pontificia con l’annessa chiesa di San Prospero, in via Reggio Campi. Don Orione vi insediò prima le scuole elementari e successivamente i laboratori del suo Orfanotrofio, poi trasformati in Scuola di Avviamento Professionale.

La chiesa di San Prospero il 3 maggio1920 fu distrutta da un incendio ed il dipinto tratto in salvo da don Felice Cribellati, allora direttore dell’Istituto, che lo trasferì nella tipografia voluta all’interno del villaggio San Prospero dallo stesso Cottafavi, quale laboratorio per l’istruzione professionale degli orfani. Quando la tipografia fu dismessa dai Padri Orionini, passando a privati, il dipinto rimase esposto negli stessi locali fino agli anni Cinquanta almeno, dopodichè di esso si persero le tracce.

A partire dalla fine degli anni Novanta mons. Antonino Denisi, Decano del Capitolo della Cattedrale, ed il prof. Franco Arillotta individuarono l’opera presso un’abitazione privata non distante dal luogo dal quale era scomparsa e, con il coinvolgimento della Deputazione di Storia Patria della Calabria, suscitarono l’indagine investigativa che consentì ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza di recuperare il dipinto e di restituirlo nel 2021 alla Diocesi reggina e, quindi, alla fruizione condivisa della comunità.

Da allora, quotidianamente, il dipinto è stato ‘raccontato’ a studenti, gruppi e quanti abbiano visitato il Museo diocesano di Reggio Calabria, evidenziando il valore fortemente simbolico dell’iconografia scelta dall’autore: al racconto fin qui condiviso, d’ora in avanti si aggiungerà l’invito a scorgere in alto a san Prospero, appena visibili, due eteree fanciulle in atto di abbracciarsi, simboli delle due Reggio, tra gli esiti più interessanti del recente restauro.

L’attuale collaborazione tra le due Diocesi di Reggio Calabria-Bova e di Reggio Emilia-Guastalla, con il fondamentale sostegno del Gruppo Credem (cui si deve il restauro del dipinto), ritesse una relazione tra le comunità reggina e reggiana che, dopo il sisma di Reggio e Messina del 1908, si era concretizzata nell’opera di soccorso e ricostruzione promossa da mons. Emilio Cottafavi, ma anche quale testimonianza sempre attuale del collegamento solidale tra le due città.

Il progetto culturale San Prospero. Un ponte tra due comunità, alla cui prima fase a Reggio Emilia corrisponderà nei prossimi mesi un ciclo di eventi in occasione del rientro del dipinto a Reggio Calabria, è segno tangibile di un impegno comune e condiviso per la cura del patrimonio culturale ecclesiastico e il recupero della memoria di un frammento di storia religiosa e civile che lega Nord e Sud, le Chiese di Reggio Emilia e di Reggio Calabria e le loro comunità.

Il dipinto di San Prospero, definitivamente esposto nel Museo diocesano di Reggio Calabria, continuerà a raccontare, quotidianamente, come le opere d’arte possano farsi ‘ponte ideale tra comunità’ stimolando dialogo, integrazione e memoria collettiva e connettendo persone di generazioni diverse.