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10/06/2026 ore 06.30
Società

Una gravissima disabilità e una irriducibile voglia di vivere in autonomia: Gisella Raso non desiste e chiede (ancora) un cambio di alloggio

Senza risposta la sua ultima missiva agli uffici preposti del Comune. Da anni denuncia l’inadeguatezza del suo alloggio popolare in cui manca un secondo vano da adibire a camera da letto per la persona che la deve assistere h24

di Anna Foti

L’autonomia è per lei irrinunciabile. Per essa ha sempre lottato e, pur convivendo con una gravissima disabilità motoria fin dai primi mesi di vita, l’unica dimensione in cui intende continuare a proiettarsi resta quella di una casa in cui trascorrere la sua quotidianità, seppure assistita h 24.

Gisella Raso è tetraplegica con la necessità quotidiana di ossigenoterapia con ventilazione. Ma non si arrende.

Una storia di resilienza

Affetta appena nata da poliomielite, non ha mai camminato e da sempre si muove in carrozzina. Originaria di San Giorgio Morgeto e nata a Taurianova, dopo essere stata fuori fino all’età di 21 anni, in tre istituti al nord, per l’assenza di strutture adeguate al Sud, negli anni Ottanta ha voluto riavvicinarsi ai genitori, che oggi non sono più in vita. Una volta rientrata ha intrapreso un’esperienza di comunità alloggio autogestita con relativa cooperativa per inserimento con di persone con disabilità a Catona, a Reggio dove è poi rimasta. 

Gioie e dolori con il matrimonio, i figli che oggi lavorano fuori, e la morte del marito dopo la quale, rimasta sola, nel 2018 è stata assegnataria di un alloggio popolare di proprietà del comune di Reggio Calabria, in vico Neforo. Un alloggio di 57 metri quadrati che non le ha mai consentito di dare adeguata e dignitosa accoglienza alla persona che le presta assistenza e che finora ha dormito su un divano e che continua a mettere a rischio quell’autonomia per lei vitale.

La vita di Gisella è un manifesto di resilienza, tenacia, determinazione e vitalità. Non desiste. Non lo ha mai fatto e, come sempre, continua a giocare un ruolo attivo e non rinunciando lei a decidere cosa sia meglio per lei. Per questo non intende rinunciare all’autonomia che ha costruito giorno dopo giorno e che ancora troppo spesso viene compromessa da limiti e barriere.

Le sfide quotidiane di Gisella: «Reggio Calabria città inaccessibile tra inciviltà e barriere architettoniche»

Da anni Gisella chiede al Comune di Reggio il cambio di alloggio. Non chiede una cortesia o un favore ma si aspetta legittimamente che il Comune in cui vive, rispettando la legge, si adoperi per garantire a lei una vita dignitosa rimuovendo ogni ostacolo possa, invece, contribuire al suo isolamento e al suo disagio.

Gisella e la sua battaglia di civiltà

Gisella ha una invalidità permanente e le è stata riconosciuta una condizione di disabilità grave al punto da determinare «priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici». Potremmo stare qui a citare leggi e norme che rendono questa Repubblica, con i suoi ottanta anni di vita di recente celebrati, uno Stato in cui le persone fragili sono tutelate. Eppure questa tutela così altisonante sulla carta troppo spesso scricchiola nella realtà di tutti i giorni.

Scricchiola nella casa di Gisella dove in 57 metri quadrati non può accogliere come dovrebbe la persona che assistendola le consente di restare “autonoma nella sua casa”. Scricchiola negli uffici pubblici che non riescono a dare una risposta coerente alla richiesta di tutela dei diritti che Gisella giustamente rivendica; scricchiola nelle stanze di una commissione che non ha premura di iniziare a riunirsi nonostante sia previsto da un apposito regolamento e debba discutere di diritti di persone fragili; scricchiola dentro quegli stessi regolamenti, approvati ma rimasti lettera morta e non attuati. Scricchiola.

Rimasta in attesa di risposte dalla precedente Amministrazione più volte sollecitata e sulla scorta della lacuna sanata lo scorso novembre con l’adozione del regolamento per la gestione della Mobilità degli alloggi di Edilizia residenziale pubblica da parte dell’Aterp, Gisella Raso rinnova il suo accorato appello.

Missive e solleciti senza esito

Lo scorso febbraio aveva sollecitato gli uffici preposti a dare seguito alla sua ennesima legittima richiesta. Il regolamento prevede il “cambio di un alloggio nel rispetto di un utilizzo più razionale del patrimonio abitativo pubblico e delle migliori condizioni di vita degli assegnatari in rapporto alle mutate condizioni abitative, sociali e di salute”. Aveva sollecitato l’applicazione di questo articolo e invece veniva lasciata “in attesa della riunione della Commissione al fine di avviare l’istruttoria delle pratiche e la conseguente pubblicazione della graduatoria”.

Quell’attesa prosegue ma intanto Gisella però rischia di restare senza la persona che deve assisterla. Se non ottenesse il cambio di alloggio, sarebbe costretta ad andare in una struttura, rinunciando a quella voglia di vivere e di farlo in autonomia che, nei suoi 67 anni, l’ha sempre animata e spronata a superare mille e mille difficoltà.

Così scricchiola davvero, e non per l’anzianità, questa Repubblica la cui Costituzione, anch’essa prossima ai suoi ottant’anni, le affida l’essenziale compito di rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza sostanziale tra i cittadini.

Dunque l’appello è adesso è rivolto alla nuova amministrazione affinché solleciti gli organi preposti a dare seguito alle loro doveri e a riconoscere diritti.

Il grido di aiuto: «Così negate il mio diritto a vivere con dignità»

Proprio lo scorso 30 aprile Gisella ha scritto ancora una volta agli Uffici preposti alla gestione del Patrimonio del Comune di Reggio, con consueti garbo e lucidità:

«Scrivo questa ulteriore mail perché mossa da un senso di profonda angoscia, ma anche dalla speranza che la sensibilità che vi appartiene, come donne e come professioniste, possa accogliere il mio grido di aiuto. Sono Gisella Raso da voi ben nota e torno a riscrivervi per ribadire l’insostenibilità della mia condizione abitativa. Come ben sapete, la mia disabilità gravissima richiede un’assistenza h24. Tuttavia, il mio attuale alloggio, essendo privo del secondo vano da adibire a camera da letto, rende impossibile la permanenza della badante che mi assiste. L’articolo 3 della Legge 104 del 5 febbraio 1992 non è solo un riferimento giuridico, ma un baluardo di civiltà: essa sancisce il diritto inalienabile al rispetto dell'individuo nelle sue condizioni invalidanti e impone alle istituzioni la rimozione di ogni barriera e costrizione che possa generare emarginazione. Nel mio caso, l'assenza di uno spazio idoneo per chi mi cura non è solo un disagio tecnico, è una negazione del mio diritto a vivere con dignità.

Dunque un rischio atroce incombe su di me: quello di finire i miei giorni in una Rsa, strappata alle mie radici e alla mia autonomia, solo perché le pareti della mia casa non possono accogliere il mio bisogno di assistenza. Confido nel vostro senso di giustizia sociale, nelle vostre competenze affinché, nel vostro agire possiate evitare che una cittadina venga condannata a un esilio forzato dalla propria vita. Non permettete che la burocrazia prevalga sull'umanità» ha concluso Gisella Raso.

Ringraziamo Gisella, portatrice di diritti a oggi ancora negati, che in queste righe dimostra come una sola cittadina debba ricordare a questa nostra Repubblica chi essa sia e cosa sia essenziale per custodirne la grandezza e non tradirne ma onorarne la promessa. Ma non basta averlo richiamato. Occorre tutelare Gisella con un nuovo e adeguato alloggio. Ecco, nella concretezza di ogni risposta a una domanda di tutela come questa, la Repubblica sarà pienamente compiuta.