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27/06/2026 ore 00.00
Società

Università come Missione, a Reggio delegati dei dipartimenti di Architettura da tutta Italia

L’aula magna Quaroni ha accolto direttori e massimi esponenti delle 23 sedi attive da Torino alle Isole. La reggina Consuelo Nava, presidente della Cuia: «Grati e felici di queste presenze nel polo più antico della Mediterranea e oggi il dipartimento maggiormente in crescita»

di Anna Foti

La 2° Conferenza Nazionale delle Università italiane di Architettura (Cuia) si è riunita nell’aula magna Ludovico Quaroni dell’università Mediterranea di Reggio Calabria per confrontarsi su “Università come Missione. Intelligenze, Mondi e Società”. Il dipartimento di Architettura reggino ha accolto i delegati delle sedi del Politecnico di Torino e di Milano, della Sapienza di Roma, di Roma3, delle Università di Bologna, Sassari, Firenze, Ferrara, Chieti-Pescara, Palermo, Genova, Basilicata, Catania, Cagliari, Camerino, Trieste, Udine, Parma, Iuav di Venezia e Campania Vanvitelli.

Riconosciuta come l’Assemblea dei Presidi e dei Direttori delegati delle 23 università italiane di Architettura, la Cuia si è riunita in riva allo Stretto, dove la facoltà di Architettura è la più antica dell’attuale ateneo. Nata nel 1969 come Istituto Universitario Statale d'Architettura (Iusa), nel 1982 elevato a facoltà, divenendo polo fondante per la nascita dell’Università a Reggio Calabria (dal 2001 denominata Mediterranea), avvenuta con decreto nello stesso anno.

«È stata una giornata straordinaria che ha visto a Reggio Calabria direttori e massimi esponenti dalle 23 sedi attive da Torino alle Isole. Questa seconda conferenza della Cuia tenutasi qui attesta un'attenzione particolare da tutte le sedi di Architettura Italia per la quale sono molto felice e grata», ha sottolineato Consuelo Nava, presidente della Cuia e direttrice del dipartimento di Architettura e Design dell’università Mediterranea di Reggio Calabria, e docente di Progettazione tecnologica e ambientale.

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Internazionalizzare per guardare al futuro

«Un momento significativo per il dipartimento di Architettura e Design della Mediterranea che ha vissuto anche due giorni importanti in cui ha raccontato la Terza missione, mettendo al centro il territorio e i giovani ricercatori. Oggi siamo il dipartimento che, in percentuale, nell'ateneo cresce di più in termini di iscritti. Circa 250 iscritti e oltre 100 - 150 studenti in visita dall'area del Mediterraneo e anche dalla Romania e dalla Germania. Il numero chiuso ci fa arrivare a 100 iscritti per Architettura ma in Design l’anno scorso siamo arrivati circa oltre 150 tra la triennale e la magistrale. Il dipartimento in questo momento conta mille studenti sui 5500 di tutto l’ateneo. È per noi un orgoglio che chi voglia studiare Architettura a Reggio, ma anche da Catanzaro, Vibo, Cosenza e alcune città della Sicilia, lo faccia a Reggio. Questo forte radicamento è una grande responsabilità e una risorsa al pari dell’internazionalizzazione.

Il calo demografico della nostra Regione avrà nei prossimi anni un impatto importante. Ci attendono anni di resistenza, perché mancano proprio le fasce generazionali. Dunque l'internazionalizzazione va messa a sistema anche in questa ottica. Abbiamo già la doppia laurea con l'Egitto e lo scambio con il Marocco. Gli Erasmus che vengono qui per un semestre e che poi vogliono restare anche il secondo semestre. Allora, sicuramente non nell'anno 2026-2027 ma, e questo è un preannuncio, nell'anno 2027-2028 attiveremo un doppio corso di laurea (internazionale) in lingua inglese per Architettura. Abbiamo già delle discipline che vengono erogate, soprattutto dai più giovani, in lingua inglese e frequentate non solo dagli studenti stranieri. Noi faremo questo passo perché sono gli studenti a chiedercelo», ha sottolineato ancora Consuelo Nava, presidente della Cuia e direttrice del dipartimento di Architettura e Design dell’università Mediterranea di Reggio Calabria, e docente di Progettazione tecnologica e ambientale.

Internazionalizzare per sostenere le professioni

Se la storia di Architettura a Reggio parla molto ai suoi giovani e al suo territorio oltre che al Mediterraneo, quella del dipartimento di Torino racconta di una presenza maggioritaria di stranieri e del ruolo trainante delle professioni italiane all’estero.

«Al biennio di secondo livello, ossia la laurea magistrale, nel nostro dipartimento gli studenti internazionali hanno superato quelli italiani. Poi, se parliamo di quelli locali e torinesi, questi ormai sono meno di un terzo, quindi una minoranza.

Ragionando sull’università come missione – ha spiegato Michele Bonino, direttore del Dipartimento di Architettura e Design al Politecnico di Torino - lo scambio culturale, la formazione aperta sono alla base.

Accogliere studenti di comunità internazionali, nel caso nostro in gran parte asiatiche e sudamericane e che vedono crescere i giovani provenienti dall'Africa, fa sì che chi studia da noi poi torna nei propri paesi come ambasciatore dell'Italia, non solo di Torino. In un ambito come l'Architettura, l'Italia è infatti particolarmente autorevole e gode di una reputazione molto forte.

Sono docente da oltre vent’anni e ora ho studenti che lavorano in Cina, in India o che, laureatisi 15 anni fa, adesso sono professori, direttori di dipartimento, lavorano nelle Istituzioni e aiutano tantissimo l'Italia perché hanno questa affezione che lo studio universitario ha fatto maturare in loro.

Osserviamo, per esempio, il modello cinese in cui le occasioni di progettazione architettonica reale che impatta sul territorio, non si creano in ambiti privati come in Italia, ma nel pubblico. Sono cioè le università i principali luoghi dove si progettano gli impianti olimpici, gli edifici ministeriali, le infrastrutture. E allora se noi abbiamo dei professionisti in difficoltà, perché in Italia gli studi sono piccoli, noi possiamo mettere a frutto i ricchissimi rapporti, in questo caso, con le università cinesi con le quali il Politecnico di Torino ha relazioni da 25 anni.

Abbiamo studiato una formula con l'ordine degli architetti locali e sarebbe bello parallelamente portare a livello nazionale, in Cuia e al Consiglio nazionale Architetti: portiamo con noi piccoli studi a lavorare in quei contesti pubblici», ha spiegato Michele Bonino, direttore del Dipartimento di Architettura e Design al Politecnico di Torino.

Università: una storia di idee

Le conclusioni dell’assise nazionale affidate ai giovani dottorandi di Architettura, Eliana Catalano e Giacomo D’Amico, hanno preceduto la lecture di Stefano Jossa, umanista, critico letterario e storico della letteratura italiana. Il professore all’Università di Palermo e per 14 anni docente alla Royal Holloway (University of London) è intervenuto sul tema “Ripartire dalle fondamenta: dell’università”, ponendo la domanda: «Possiamo tornare a parlare di entusiasmo, passione, bravura e intelligenza nel mondo universitario anziché di misurazione, rendicontazione, valutazione e finanziamenti?».

Nella sua pubblicazione “Dell’università. Una storia di idee”, scrive «Il cuore della questione è l'insieme delle idee con cui costruiamo l'università del futuro, anziché la sua organizzazione. Un'organizzazione senza idee è come un motore senza macchina: può continuare a girare, ma non va da nessuna parte. Il rischio del nostro tempo è proprio quello di avere organismi che girano su sè stessi, mentre c'è un bisogno diffuso di nuove direzioni, nuove speranze e nuove possibilità. Pensare l'università, anziché procedere per definizioni, aggiustamenti o schemi di funzionamento, potrà essere un buon punto di partenza.
Bisogna avere il coraggio di recuperare parole come intelligenza, bravura, entusiasmo, passione, energia e sensibilità, che non sono quantificabili e misurabili, ma contengono il potenziale dell'incontro con l'altro e del riconoscimento da parte dell'altro. Senza la componente emotiva il discorso sull'università si inaridisce in una prospettiva asettica e robotica che ricorda di più le spaventose distopie di Fritz Lang e François Truffaut che l'utopia di un mondo rinnovato all'insegna dell'efficienza, della produzione e del progresso».