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26/07/2026 ore 06.30
Società

Valorizzare e recuperare immobili pubblici di pregio in stato di abbandono, il Demanio mette a bando l'affidamento di 4 beni nel reggino

L'ex carcere giudiziario di Gallina, l'ex casa del Fascio ad Ardore, l'ex monastero di San Francesco a Stilo e l'ex sede della Guardia di Finanza a Roccella Ionica al centro dei nuovi bandi per la concessione/locazione a terzi in grado di farsi carico del loro recupero e riuso e della loro gestione

di Anna Foti

Patrimonio pubblico di pregio, beni immobili dal valore storico e identitario ma in stato di abbandono, alla ricerca di un'occasione di rinascita e recupero attraverso un affidamento in concessione/locazione a terzi in grado di farsi carico della loro rifunzionalizzazione, della restituzione alla comunità e della loro gestione. Un affidamento che diventa anche opportunità di rigenerazione urbana del contesto territoriale in cui ricadono.

Per favorire questo incontro tra il Demanio, chiamato a valorizzare il suo patrimonio, e persone fisiche, imprese individuali, società commerciali, società cooperative, associazioni, fondazioni, consorzi, in forma singola o in raggruppamento, interessate all'affidamento, sono stati pubblicati nuovi bandi che hanno ad oggetto quattro beni ricadenti nel reggino. Rilanciata la possibilità di affidamento dell’ex carcere giudiziario nella frazione collinare di Gallina a Reggio Calabria e dell'ex casa del Fascio ad Ardore. Prima volta a bando per l'ex monastero di San Francesco a Stilo e per l'ex sede della Guardia di Finanza a Roccella Ionica, restituita al Demanio dal Comune nel 2024.

Avvisi sottoscritti dal direttore regionale del Demanio, Giovanni Zito, con rup il responsabile dell'agenzia della Città Metropolitana Antonio Arnoni. Occorrerà presentare la documentazione richiesta entro l'11 dicembre 2026 alle ore 12. Nell'avviso, le indicazioni per porre quesiti e chiedere sopralluoghi.

«Nell’ottica di valorizzare gli immobili pubblici, non strumentali, di valore culturale, identitario e paesaggistico, a fini sociali, culturali, turistici, per eventi e attività connesse alla scoperta del territorio, alla tutela ambientale e alla mobilità dolce ed altre nuove funzioni in coerenza con quanto previsto dagli strumenti di tutela e di governo del territorio vigenti, l’Agenzia del Demanio promuove l’affidamento in concessione/locazione di valorizzazione a terzi in grado di farsi carico del loro recupero e riuso e della loro gestione. La durata della concessione va da un minimo di anni 6 (sei) ad un massimo di anni 50 (cinquanta)». È quanto si legge negli avvisi pubblicati dall'Agenzia.

L'ex sede della guardia di Finanza di Roccella Ionica

Costruito nel 1870 per essere destinato a presidio della Guardia di Finanza e avente una superficie di circa 600 mq, l’immobile era stato trasferito a titolo non oneroso al Comune di Roccella Ionica con decreto direttoriale nel 2020 con la prospettiva di essere recuperato e riutilizzato. Non essendoci state le condizioni economiche per riqualificarlo, nel 2024 il Comune di Roccella Ionica lo ha restituito al Demanio affinché potesse individuare le modalità di rifunzionalizzazione. A questo fine adesso è oggetto di apposito bando per affidamento.

A pianta rettangolare e articolato su due livelli fuori terra, con tetto piano e facciate scandite da una serie di aperture rettangolari equidistanti e prive di ornamenti che danno ritmo, simmetria e identità alla composizione, l’edificio si presenta con una configurazione compatta, lineare e funzionale e un'architettura riconducibile ai modelli neoclassici di fine Ottocento e si distingue per l’armonia compositiva e la sobrietà dei caratteri stilistici. Agli angoli dell’edificio lesene incorniciano i volumi e ne rafforzano la presenza architettonica.

I livelli di piano sono collegati da due scale interne. L’edificio è asservito ad un’area pertinenziale di circa 120,00 m2 la cui recinzione lato ovest confina con un tratto della via Enrico Fermi dove insiste l’ingresso principale al Sud con la via Cappelletti (tratto della SS106) dalla quale si accede al magazzino ed a Est con il vico giardini.

L'ex monastero di San Francesco di Stilo

Sorto alla metà del XV secolo e parte di un ampio complesso conventuale appartenuto ai padri conventuali dell’ordine di san Francesco d’Assisi, il monastero di san Francesco a Stilo fu fondato nel 1450 e fu annesso alla chiesa di Santa Maria dell’Annunziata realizzata e consacrata nella seconda metà del 1300.

Ampliato e completato all’esterno nel 1734, anno in cui fu realizzata l’elegante facciata barocca, l'edificio di culto comprendeva il Convento, la Torre di avvistamento preesistente (oggi torre campanaria) e la Chiesa di San Francesco. Il complesso subì diversi restauri e trasformazioni. Gli attuali edifici risalgono quasi interamente alla ricostruzione settecentesca poi profondamente trasformata per accogliere nella seconda metà dell’800 il carcere mandamentale.

Il convento conserva intatti, tuttavia, buona parte del piano terra, la Torre Campanaria ed il chiostro con al centro una cisterna. Le celle dei frati erano provviste di larghi cammini, alcuni dei quali ancora esistenti. Distrutti la parte che circondava il refettorio e il lato accanto alla chiesa.

Al piano terra, accessibile da un ingresso pedonale dalla strada Provinciale numero 9, sulla via Umberto I v è un garage. Il piano primo è accessibile da una scalinata che si affaccia sulla piazza Carnovale, dalla quale è visibile l’ingresso del locale deposito che affaccia sul chiostro interno dove rimane solo un piccolo varco, dato che per questioni di sicurezza il locale stato murato con blocchi di cemento.

La struttura dell’ex convento è realizzata in muratura portante (conci in pietra e frammenti di mattoni pieni). L’esterno si presenta intonacato e tinteggiato, abbellisce la facciata il portale in pietra e le mensole degli infissi.

L'Agenzia del Demanio rilancia anche la possibilità di affidamento dellex carcere giudiziario nella frazione collinare di Gallina e dell'ex casa del Fascio ad Ardore.

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L'ex casa del fascio di Ardore

L’edificio sorge nel centro storico di Ardore Superiore in un’area di grande rilevanza storica e paesaggistica. Insiste sulla Piazza Umberto I costruita sul sito del fosso – giardino del seicentesco Castello dei Duchi Gambacorta. Con ogni probabilità l’edificio sorge in parte sull’area occupata dal bastione Nord Ovest del castello, oggi scomparso. La sobria architettura delle sue linee richiama modelli e linguaggi tipici del periodo tra fine ‘800 e inizio ‘900, dunque precedente alla tradizione razionalista del periodo fascista in cui l'edificio fu eretto. Si caratterizza per le facciate che si aprono all’esterno. Regolare è l'alternanza di pieni e vuoti, con al primo piano l’ampio balcone ad angolo sostenuto da mensole sagomate, e al piano terra il bel portale a finte bugne avanzato sul prospetto che racchiude l’arco a sesto dell’ingresso.

Oltre alle caratteristiche architettoniche degne di interesse, l'edificio costituisce testimonianza storica di un pezzo di storia italiana e della sua organizzazione amministrativa sul territorio.

L’ex carcere giudiziario di Gallina

L'ex carcere mandamentale di Gallina, zona collinare di Reggio Calabria, è tornato in possesso del Demanio nel 2024. Nel 2017 era stato trasferito a titolo gratuito al Comune di Reggio che però non ha realizzato alcun progetto di riqualificazione. Il bene immobile, in stato di abbandono, è stato pertanto oggetto della retrocessione all'agenzia che adesso di un nuovo bando affinchè privati possano funzionalizzarlo.

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Al momento della retrocessione dal Comune al Demanio, il consigliere comunale Demetrio Marino, aveva lamentato una decisione di carattere amministrativo senza alcun coinvolgimento della parte politica che nel 2017 aveva deliberato con atto di indirizzo la rigenerazione dell’immobile, inserendo la sua riqualificazione all’interno del progetto “SportScape”, ricadente tra le opere del Decreto Reggio, di fatto bloccate da tempo. La stessa struttura ricade in una zona nella quale insistono anche l’edificio dell’ex Università di Agraria ed altri immobili e terreno da recuperare e valorizzare e per la quale lo stesso consigliere aveva invocato un tavolo tecnico-istituzionale ad hoc.

Ad oggi nulla di concreto si è mosso se il Demanio torna a bandire l'affidamento del bene in stato in abbandono.

Edificio ad un piano fuoriterra, con copertura a falde e sviluppo planimetrico definito da due blocchi a pianta rettangolare tra loro ortogonali, l’ex Carcere giudiziario di Gallina (anche noto come carcere mandamentale) si affaccia sulla piazza storicamente nota come “PiazzaCarceri”, non molto distante dall’ex Pretura (a sua volta sottoposta a tutela) e dall’ex Municipio di Gallina.

A partire dall’Ottocento Gallina (allora denominata Sant’Agata in Gallina) fu sede di ripartimento del Giudice di Pace, poi Giudicato circondariale, quindi Giudicatura di mandamento ed infine Pretura (la cui competenza mandamentale venne abolita nel 1989, quando assunse il ruolo di sezione della Pretura circondariale di Reggio Calabria). Dunque il Carcere rientrava tra gli edifici di un piccolo polo civico di pregio, oggi testimonianze materiali della storia di Gallina, autonoma e con un proprio municipio fino al 1927, quando venne accorpato alla “Grande Reggio”, fortemente voluta dall’allora podestà Giuseppe Romolo Genoese Zerbi.

Già nel XIX secolo era attiva nel territorio di Gallina una struttura adibita a carcere mandamentale per la quale tra fine Ottocento e inizio Novecento furono disposti lavori di ampliamento. Tale struttura, tuttavia, fu poi distrutta dal terremoto del 1908 ma già nel 1909 il sindaco dell'epoca richiese e ottenne l'autorizzazione per la costruzione ex novo di un carcere mandamentale, edificato dove oggi si trova. Dunque fu realizzato negli anni Venti del Novecento, rimase attivo fino agli anni ’60, il carcere svolgeva funzione reclusoria temporanea.

Per definizione, infatti, le carceri mandamentali (ormai quasi totalmente dismessi) erano case di detenzione destinate a imputati in attesa di giudizio a disposizione del pretore o a condannati a non più di un anno di reclusione.

La struttura, progettata dall'ingegnere Giovanni Cama, allora collaudata nel 1926, si è conservata intatta, nonostante un intervento di “straordinaria manutenzione per la sistemazione igienica e di sicurezza” nei primi anni Cinquanta. Esso presenta ancora intatti elementi e finiture d’epoca, come i cancelli dei vari ambienti, sono ancora presenti le porte con lamiera in ferro risalenti ad inizio anni Cinquanta, le pavimentazioni con mattonelle decorate poste in alcune stanze nello stesso periodo e le scritte indicative delle funzioni ospitate dai vari ambienti. In particolare, è ancora leggibile su una delle travi che attraversa il corridoio del primo blocco lo storico motto del corpo degli agenti di custodia “vigilando redimere”, che si era soliti riportare a grandi lettere negli ambienti principali delle carceri.

Il prospetto principale denuncia la funzione di casa circondariale e presenta sei bucature rettangolari (dotate di grate) con cornici in rilievo articolate simmetricamente (tre per lato) rispetto al portone di ingresso, cui si accede mediante quattro gradini in pietra. Il portone ha mantenuto la configurazione originaria, presentandosi quindi a due battenti con rivestimento in ferro, piccola finestra sulla destra e sopraluce. Gli altri prospetti risultano occultati dal muro di delimitazione dello spazio esterno, con camminamento in sommità e, sul retro, due torrette cilindriche di controllo.

All’interno, il primo corpo ospitava locali di servizio, tra cui la cucina (rinnovata negli anni Cinquanta,il vano docce (anch’esso oggetto dei lavori di manutenzione straordinaria degli anni Cinquanta, la sala colloqui, i locali-caserma per gli agenti, la sala per i giudici e gli avvocati.

Il secondo corpo, posto perpendicolarmente al primo, presenta una successione di ambienti (cui si accede da un corridoio centrale): per lo più di celle (tra cui quella di punizione e quella di isolamento) e camerotti, ma erano presenti anche il bagno, la pagliaia, l’aula scolastica, il magazzino del vestiario degli agenti e dei detenuti.

Oggi questo complesso rappresenta una rara testimonianza di architettura penitenziaria locale, immersa nel paesaggio collinare con vista sullo Stretto. Oggi in stato di abbandono, è invece traccia architettonica e storica di estremo rilievo che, attraverso il Demanio, rilancia la sua vocazione a rivivere come spazio sociale, restando al servizio della memoria storica e della comunità più anziana.