Verso lo sciopero generale, Reggio scende in piazza: dai porti agli studenti, le ragioni della protesta
Domani alle 9 il raduno in piazza De Nava, poi il percorso lungo corso Garibaldi fino a piazza Italia. La mobilitazione unisce il rifiuto del riarmo alle richieste su salari, diritto allo studio e servizi pubblici
Da piazza De Nava a piazza Italia, passando per corso Garibaldi. Il corteo di domani, venerdì 30 ottobre, partirà dal raduno fissato alle 9 e porterà nel centro di Reggio Calabria le richieste di lavoratori, studenti, pensionati, precari e disoccupati. USB Reggio Calabria e Or.S.A. Porti Gioia Tauro chiamano alla mobilitazione contro guerra e carovita, dentro una giornata che unisce lo sciopero generale italiano alla protesta internazionale dei portuali.
A tenere insieme le rivendicazioni è la destinazione delle risorse pubbliche: quanto va al lavoro, alla casa, alla scuola e alla sanità e quanto agli armamenti. È su questo rapporto che i promotori costruiscono il significato politico della giornata, collegando la perdita del potere d’acquisto alle scelte economiche nazionali e al riarmo.
Dai porti allo sciopero generale
La mobilitazione del 30 ottobre nasce da un percorso internazionale. Secondo la ricostruzione pubblicata da USB Università, il 18 e 19 maggio rappresentanti dei sindacati portuali si sono incontrati a Istanbul, ospiti di Liman-İş. Erano presenti, tra gli altri, USB, la francese CGT Ports and Docks, la greca Enedep, LAB dei Paesi Baschi e ODT del Marocco. Da quell’incontro è maturata la scelta di una giornata comune contro l’impiego dei porti nella logistica bellica.
USB ha quindi esteso in Italia la mobilitazione alle categorie del lavoro pubblico e privato, proclamando lo sciopero generale per l’intera giornata. Si intrecciano così l’iniziativa internazionale dei portuali e una protesta nazionale che mette al centro retribuzioni, pensioni e condizioni di vita.
Secondo i dati diffusi dai promotori, la mobilitazione internazionale coinvolgerà oltre cento porti in 17 Paesi e quattro continenti. Per le organizzazioni aderenti, il lavoro portuale assume un valore concreto e simbolico: agire nei luoghi attraverso cui transitano le merci significa poter incidere anche sul trasporto degli armamenti. Global Sumud Italia parla di un «embargo alle armi dal basso», mentre Or.S.A. rivendica: «I lavoratori portuali non lavorano per la guerra».
La solidarietà con la Palestina si lega alle richieste sociali. Nella piattaforma USB figurano l’adeguamento delle retribuzioni al costo della vita, interventi per calmierare i prezzi e l’azzeramento dell’Iva sui beni di prima necessità. Il sindacato contesta le risorse destinate agli armamenti e chiede di orientare le scelte pubbliche verso salari, pensioni e servizi.
Le piazze italiane e le proteste delle ultime settimane
Il programma nazionale comprende decine di appuntamenti. Tra quelli annunciati figurano Genova, La Spezia, Napoli, Benevento, Potenza, Cagliari, Bari, Lecce. Il 30 ottobre arriva dopo settimane di proteste. Nel fine settimana del 17 e 18 ottobre si sono registrati scontri a Milano, Torino e Bologna. Il 24 ottobre nuove manifestazioni contro guerra e carovita hanno interessato diverse città: Reuters ha documentato tensioni a Torino, Roma e Bologna e un andamento prevalentemente pacifico a Milano.
Le mobilitazioni spontanee delle scorse settimane e lo sciopero sindacale di domani condividono alcuni temi, ma hanno percorsi e forme organizzative distinti. Gli episodi di violenza non possono essere attribuiti indistintamente a chi manifesta. Il rapporto tra malessere sociale, partecipazione e responsabilità individuali resta uno dei nodi del confronto pubblico.
Le ragioni della protesta a Reggio
A Reggio, USB e Or.S.A. declinano la protesta attraverso le difficoltà del territorio: liste d’attesa, pronto soccorso in sofferenza, cure fuori regione, collegamenti insufficienti e giovani costretti a partire. Nella nota congiunta denunciano l’aumento del costo di carburanti, bollette e spesa, contestano tagli ed esternalizzazioni nei servizi pubblici e criticano il progetto del Ponte sullo Stretto.
«Noi chiediamo che quelle risorse vadano a salari, pensioni, scuole e ospedali», affermano le organizzazioni. Sul porto di Gioia Tauro la posizione è altrettanto esplicita: «Deve essere uno strumento di lavoro e sviluppo per il territorio, non uno snodo per le armi».
Or.S.A. affianca al rifiuto dei traffici bellici richieste che riguardano direttamente il lavoro nei porti e nella logistica: rinnovi contrattuali, aumenti salariali strutturali, sicurezza e contratti stabili. Global Sumud Calabria richiama inoltre le proteste di agricoltori e autotrasportatori e critica le identificazioni dei partecipanti ai blocchi stradali, interpretandole come segnali di repressione del dissenso.
La preparazione del corteo è passata dall’assemblea del 27 ottobre alla Casa del Popolo «Ruggero Condò». Secondo il resoconto di USB, la sala è stata riempita da studenti, lavoratori, precari, pensionati e disoccupati: «Generazioni diverse, una sola alleanza».
Gli studenti: «Noi siamo il presente»
Al corteo aderiranno la Rete Studentesca Reggina e il collettivo «I Care», che hanno scelto lo slogan «Noi siamo il presente». La Rete spiega che quelle parole riprendono l’intervento di uno dei suoi membri fondatori durante la manifestazione del 17 ottobre. «I Care», nato dopo lo sciopero del 3 ottobre 2025, rivendica la volontà di dare voce agli studenti e coinvolgerli in un cambiamento concreto.
Le ragioni della partecipazione riguardano scuole, famiglie e accesso all’università. «Servono scuole dignitose e investimenti nell’istruzione pubblica», scrivono gli studenti, richiamando il peso di materiali, rette e spese quotidiane. Nei loro interventi compare anche la condizione degli universitari che lavorano, spesso part-time, per mantenersi agli studi.
È qui che la protesta sul salario incontra quella sul diritto all’istruzione: il costo della vita riguarda anche chi ancora non ha un impiego stabile e dipende dalle risorse della famiglia, oppure deve conciliare lezioni, esami e lavoro. Per coordinare la partecipazione, le due realtà hanno attivato uno spazio online con comunicazioni e indicazioni organizzative.
USB Reggio Calabria è intervenuta anche sulle notizie circolate nelle scuole, denunciando «falsità e allarmismi». Il sindacato sostiene che lo sciopero sia regolarmente proclamato e presente nel calendario della Commissione di garanzia, ricorda la propria rappresentanza al CNEL e afferma che la manifestazione è stata comunicata alla Questura nei tempi previsti. Agli studenti rivolge un messaggio diretto: «Partecipare è una vostra libera scelta. Nessuno deve mettervi paura».
Trasporti e scuole, cosa riguarda lo sciopero
Sul piano nazionale resta lo scontro sulla precettazione. Il ministro Matteo Salvini ha firmato un’ordinanza che dispone il differimento dello sciopero nei comparti dei trasporti interessati dalla franchigia legata alla commemorazione dei defunti. La misura riguarda trasporto aereo, taxi, trasporto pubblico locale, ferroviario e marittimo, appalti ferroviari e circolazione e sicurezza stradale. USB ha annunciato di voler confermare la protesta anche in questi settori, contestando il provvedimento.
Nel comunicato del 28 ottobre, il comparto Trasporti del sindacato ha riconosciuto infatti i rischi individuali connessi alla precettazione e ha annunciato assistenza legale a chi la richiederà. La contrapposizione investe anche le regole sullo sciopero nei servizi essenziali, che USB chiede di cambiare.
Nella nota locale, USB e Or.S.A. esprimono solidarietà a chi sceglierà di scioperare comunque, consapevole dei rischi. Il corteo cittadino resta un appuntamento distinto dall’astensione dal lavoro nei singoli comparti. Anche per le scuole occorre evitare automatismi: il Convitto nazionale «Tommaso Campanella» e l’Istituto comprensivo Gallico-Boccioni-Lazzarino hanno pubblicato avvisi sullo sciopero, che non equivalgono però a una chiusura generalizzata.
Le adesioni e gli appuntamenti calabresi
Alla manifestazione aderisce anche il movimento La Strada, che richiama salari, costo dell’energia, accesso alla casa, welfare e diritto al dissenso. Il movimento collega queste richieste alla salute, all’istruzione, alla mobilità e alla sicurezza sul lavoro, esprimendo solidarietà al popolo palestinese.
Potere al Popolo Reggio Calabria annuncia la propria presenza mettendo al centro scuole sicure, occupazione e contrasto all’emigrazione giovanile. Nel suo intervento critica le priorità economiche del governo e la destinazione delle risorse al riarmo: «La lotta contro guerra e carovita ci riguarda tutti».
La rete calabrese comprende Addùnati di Lamezia Terme, Aghia Sophia Fest di Cosenza, Agorà di Decollatura, ANPI sezione di Paola, Aula Studio Liberata dell’Unical, Collettivo Superiori di Cosenza, COLPO di Paola, Comitato No Discarica di Pianopoli, Comitato Pro Palestina del Savuto, Comitato Tirreno cosentino per la Palestina e Corigliano-Rossano per la Palestina.
Tra le informazioni sulle pagine social dei promotori figurano anche CSC Nuvola Rossa di Villa San Giovanni, CSOA Cartella ed Equosud di Reggio Calabria, Deda APS di Soveria Mannelli, Joggi Avant Folk, Global Sumud Calabria, La Base di Cosenza, Le Lampare BJC di Cariati, MammutTeatro di Lamezia Terme, No Ponte Calabria, Orto corto di Decollatura, Osservatoriomaree di Paola, Riprendiamoci i consultori di Locri, Spazio Totem APS di Trebisacce e Sustaria di Lago. Si tratta delle adesioni alla mobilitazione regionale, con un elenco ancora in aggiornamento.
Per il 30 Ottobre annunciati raduni a Cosenza in piazza Loreto alle 9, a Crotone alle 9 in piazzale Nettuno, Lamezia Terme alle 8 all’ospedale «Giovanni Paolo II» e Siderno alle 8.30 in piazza Portosalvo. Il calendario studentesco comprende anche il corteo del 29 ottobre a Lamezia, convocato alle 9 dal liceo classico «Fiorentino».
A Reggio il ritrovo resta piazza De Nava, con l’appello di USB: «Abbassate i prezzi, i mutui e le armi. Alzate i salari, le pensioni e i diritti». Nel pomeriggio, alle 18.30, nella sede del Circolo Reggio Sud, in via Sbarre Inferiori 84, è in programma anche l’incontro «Rabbia giovane», promosso insieme al collettivo Strada Comune. Un confronto a ingresso libero sul disagio delle nuove generazioni, sulle proteste delle ultime settimane e sulle risposte della politica.