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12/04/2026 ore 18.04
Sport

«Chi vince vince, chi perde spiega» ma la Reggina sceglie la via del silenzio dopo lo 0-0 di Gela

Tra occasioni sprecate e manovra sterile, gli amaranto scelgono di non rilasciare dichiarazioni lasciando parlare solo i rimpianti

di Melania Neri

«Chi vince vince, chi perde spiega». Era stata una frase di sintesi, quasi una dichiarazione d’intenti, pronunciata in una precedente conferenza stampa da Alfio Torrisi, tecnico della Reggina. Stavolta però, dopo lo 0-0 sul campo del Gela, non vince nessuno e soprattutto non spiega nessuno. Perché al termine della gara nessun tesserato amaranto si presenta davanti ai microfoni.

Un silenzio totale. Pesante. Inevitabile. Comunicato di fatto attraverso le frequenze di Radio Febea con un laconico «non parla nessuno», da parte dell’addetto stampa amaranto, che chiude una serata già di per sé povera di soddisfazioni e ancora più povera di risposte.

Il pareggio in terra siciliana lascia la Reggina in una posizione sempre più scomoda nella corsa alla promozione. Non tanto per il punto in sé, quanto per la sensazione di occasione persa che si porta dietro. Una gara che sulla carta poteva rappresentare un passaggio chiave e che invece si è trasformata nell’ennesimo esercizio incompiuto.

La squadra amaranto ha provato a fare la partita, come da copione ma la manovra è apparsa spesso lenta, prevedibile, facilmente leggibile da un Gela ordinato, compatto e attento a chiudere ogni spazio.

Nel primo tempo la Reggina ha faticato a trovare sbocchi reali. Poche accelerazioni, poche idee negli ultimi metri e una sensazione crescente di sterilità offensiva. Il Gela ha risposto con disciplina tattica, accettando di abbassarsi e puntando sulle ripartenze, senza mai perdere equilibrio.

Nella ripresa il ritmo si è alzato a tratti, ma più per episodi che per una reale evoluzione del gioco. Le occasioni più importanti sono arrivate nel finale, quando la partita si è aperta leggermente e la Reggina ha provato a forzare la mano. Ma anche lì, la lucidità è mancata nel momento decisivo.

Emblematica la grande occasione capitata a Ferraro: una palla pulita, costruita bene, che avrebbe potuto cambiare il destino della gara. E invece rimasta lì, sospesa, tra il rimpianto e l’errore. Un episodio che fotografa una stagione fatta spesso di dettagli non sfruttati.

Anche la produzione da palla inattiva non ha inciso. Troppi calci d’angolo, troppe situazioni dentro l’area finite nel nulla, fino all’ultima immagine della gara: un’azione confusa da corner, con Ferraro e Girasole che si ostacolano e la palla che sfila via, come la vittoria.

E così si arriva al paradosso finale: «Chi perde spiega». Ma la Reggina non spiega. Non analizza. Non si espone. Sceglie il silenzio. Un silenzio che dice molto più di qualsiasi conferenza stampa, perché racconta una squadra che esce dal campo senza certezze e senza parole.

Resta una classifica sempre più complicata, una promozione che si allontana e una sensazione netta: quando le risposte non arrivano né dal campo né dai microfoni, il rischio è che inizi a parlare solo il tempo. E per la Reggina, il tempo, adesso, non sembra più un alleato.