Dalla promessa della capriola alla festa della Serie A2, Vandir Dal Pozzo racconta l’impresa che ha riportato Reggio tra le grandi
L’assistant coach della Domotek ripercorre il cammino verso la promozione, il legame con la città e l’entusiasmo dei giovani: «Questa non è più un sogno, è una realtà pallavolistica reggina»
È stata una notte di quelle che restano nella storia. Il PalaCalafiore gremito, una coreografia da brividi e un messaggio chiarissimo: «Reggio Calabria vuole vincere». E così è stato. La Domotek Volley ha conquistato la Serie A2, regalando alla città un sogno inseguito per anni. A raccontare l’emozione più autentica, dalla panchina, è Sergio Vandir Dal Pozzo, assistant coach della squadra alla corte di Antonio Polimeni.
«Quella coreografia della finalissima con Belluno? “Reggio Calabria vuole vincere”, c’era scritto», afferma il tecnico brasiliano. «Abbiamo vinto e avevo promesso ai miei figli: se vincevamo la terza, facevo la capriola. Quindi c’è stata. Anzi, ho dovuto farla due volte!».
«Sono state emozioni e cuore a mille».
Vandir Dal Pozzo ripercorre il cammino della squadra, sottolineando le difficoltà e i momenti chiave: «Quando abbiamo fatto quello spareggio per la A2 contro Reggio Emilia, arrivati alla quinta gara da loro al Palabigi, tutti dicevano: “Ah, ma se avessimo giocato a Reggio Calabria”. Poi siamo arrivati in questa finale contro Belluno. Non c’era il PalaCalafiore, in gara uno c’era il Palabenvenuti, che è stato splendido: pieno, e ha dato una spinta alla squadra. Vincere la terza gara in casa con questo PalaCalafiore strepitoso è stata una meraviglia».
L’assistant coach, che da due anni è una colonna dello staff tecnico, racconta il dietro le quinte di una costruzione lenta ma solida: «Quando stai dietro le quinte e lavori quotidianamente non è semplice. Devi avere pazienza, fiducia nei ragazzi, e loro devono averla nel tuo lavoro. Loro vengono da molte realtà diverse, hanno avuto tanti allenatori e preparatori. Non devi essere il migliore, ma loro devono credere in te. Piano piano abbiamo costruito una squadra vera».
E svela il segreto tattico e mentale del gruppo: «In ogni finale, anzi in ogni gara, dicevamo: la nostra squadra non è la migliore in battuta, non è la migliore a muro-difesa, non lo è individualmente. Ma quando siamo in squadra, abbiamo visto questo. Questo per me è stato il punto principale».
Vandir Dal Pozzo non nasconde il legame speciale con Reggio Calabria, città che lo ha accolto e che oggi considera sua: «Alla fine della mia carriera da giocatore non sono stato un grande pallavolista, ma ho giocato la B1, l’attuale A3, proprio qui, in questa città. Ho vinto anche un regionale Under 18 come allenatore, tanti anni fa. Tornare a Reggio, fare quello che abbiamo fatto l’anno scorso e quest’anno, essere insieme a questa città che mi ha accolto… È straordinario, mi sento reggino dentro».
Un pensiero va alle difficoltà del Sud Italia, ma la sua è una visione positiva: «Noi facciamo un lavoro diverso rispetto a tanti cittadini che lottano per portare il cibo a famiglia. Noi facciamo divertire le persone. Siamo riusciti a portare famiglie, bambini e persone che non sapevano nulla della pallavolo, ma che sono state coinvolte in un’atmosfera incredibile. Questa è Reggio Calabria: essere comunità».
E proprio ai più piccoli, Vandir Dal Pozzo dedica le parole più tenere: «Tutti oggi vogliono diventare i nuovi Domenico Laganà. Io ho un gruppo di minivolley. Quando siamo in allenamento dico sempre: prima di tutto dovete avere fiducia in voi stessi e pensare a divertirvi. Questo ambiente, la Domotek, da tre anni non è più un sogno: è una realtà pallavolistica reggina».
«Alle partite c’erano tanti bambini che giocavano, urlavano a ogni punto. Questa è l’atmosfera che la Domotek ha portato. Ora dobbiamo continuare avanti, fare ancora di più. C’è più responsabilità adesso».