Giusy Versace madrina dei Giochi della Speranza al carcere di Bollate
Alla Casa di Reclusione di Milano la terza edizione della “piccola olimpiade in carcere” promossa da Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport e partner istituzionali
Quando lo sport diventa strumento di inclusione e riscatto sociale, Giusy Versace risponde presente. È successo anche sabato 28 febbraio alla Casa di Reclusione di Milano Bollate in occasione della III edizione dei Giochi della Speranza, la «piccola olimpiade in carcere» che ha trasformato per un giorno l'istituto penitenziario in uno spazio di incontro, partecipazione e autentica condivisione.
Promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, dalla rete dei magistrati Sport e Legalità e dal Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre, con la collaborazione del CSI Milano, la manifestazione ha visto scendere in campo quattro delegazioni di detenuti, polizia penitenziaria, magistrati e rappresentanti della società civile (circa 200 persone) chiamate a competere fianco a fianco in tornei di calcio a 7, pallavolo, atletica (velocità e staffetta), calcio balilla, tennis tavolo e scacchi.
Era presente anche l'Arcivescovo di Milano S.E. Monsignor Mario Delpini che ha preso parte alle premiazioni: «Lo sport è un'occasione di riscatto, perché sa restituire fiducia a chi l'ha perduta e dignità a chi si è sentito escluso. Nel gioco si impara che una persona non è definita dai propri errori o dalle difficoltà incontrate, ma dalla volontà di rialzarsi e di riprendere il cammino. Lo sport non cancella le ferite, ma insegna a trasformarle in forza, a riconoscere il valore di ciascuno e la possibilità di contribuire al bene comune».
A dare il via alla staffetta veloce è stata proprio Giusy Versace: «Il mio rapporto con la Casa di Reclusione di Milano Bollate è da sempre molto forte, perché oltre ad aver vestito la maglia delle Fiamme Azzurre quando gareggiavo, spesso sono stata invitata a raccontare la mia storia ai detenuti. Sono quindi molto contenta di aver tenuto a battesimo la prima edizione di questa importante manifestazione di integrazione, nata tra le mura del carcere di Rebibbia a Roma e oggi sbarcata a Milano per la prima volta, ma che probabilmente verrà estesa a molti altri istituti penitenziari d'Italia. Trovo che sia un'iniziativa importantissima perché lo sport è uno strumento prezioso di rinascita, di ripartenza e di riscatto e, attraverso i valori autentici e le basi solide che lo caratterizzano, diventa una forza capace di restituire fiducia e motivazione. Ringrazio il direttore del carcere Giorgio Leggieri e il presidente Massimo Achini per avermi coinvolta e faccio i complimenti agli amici del CSI per il grande contributo che offrono spesso a queste iniziative e agli organizzatori».