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13/04/2026 ore 09.20
Sport

Reggina, Ballarino annuncia l’addio: «L’ultima volta che metto piede in uno stadio, la mia esperienza finisce qui»

Terremoto amaranto dopo lo 0-0 di Gela: tra il silenzio stampa, l’addio social di Cormaci e il sogno Serie C che sfuma, la società si sgretola in una crisi d’identità senza precedenti

di Melania Neri

Le dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta del Sud dal patron amaranto Nino Ballarino e dal presidente Virgilio Minniti, insieme al pensiero espresso in passato dall’allenatore Alfio Torrisi, diventano oggi la chiave per leggere il momento più delicato della stagione della Reggina dopo lo 0-0 di Gela. A questo quadro già carico di tensione si aggiunge quindi anche un ulteriore segnale arrivato poche ore dopo il match, che contribuisce ad alimentare la sensazione di una frattura sempre più evidente all’interno dell’ambiente amaranto.

Ballarino, a fine gara, ha scelto di non nascondere il proprio stato d’animo: «No, scusatemi, ma non parlo - ha detto alla Gazzetta del Sud - Cosa dovrei dirvi che oggi abbiamo perso il nostro campionato? No, guardate, non vi offendete, ma non ho nulla da dichiarare. Anzi, posso dirvi che molto probabilmente questa è l’ultima volta che metto piede in uno stadio. La mia esperienza alla guida della Reggina termina qui». Parole nette, di forte impatto emotivo, che trovano poi una coda ancora più drastica: «Da questo momento in poi scenderanno in campo tutti i nostri under. Solo loro».

Sulla stessa linea si colloca il presidente Virgilio Minniti, sempre attraverso la Gazzetta del Sud, che ha restituito tutta la portata della delusione interna: «Fatevelo spiegare dal direttore dell’area tecnica e dall’allenatore quello che è successo oggi». E ancora, incalzato sul momento della squadra: «Cosa volete sentirvi dire da noi dirigenti dopo questa prestazione che ci fa dire addio ai nostri legittimi sogni di tornare in Serie C? No, non mi fate parlare e non mi fate dire quello che veramente sto pensando in questi momenti».

Un congedo che fotografa una società ferita, spiazzata e incapace, nel post-partita, di trovare una narrazione condivisa.

A completare il quadro c’è il pensiero dell’allenatore Alfio Torrisi, che all’inizio della sua esperienza aveva affidato il proprio messaggio a una citazione diventata quasi identitaria del suo approccio: «I pescatori sanno che il mare è pericoloso e le tempeste terribili, ma non hanno mai considerato quei pericoli ragione sufficiente per rimanere a terra». Un’immagine forte, che evocava una Reggina pronta ad affrontare la stagione con coraggio e spirito di resistenza, senza arretrare davanti alle difficoltà.

Il contrasto tra quell’idea iniziale e la realtà vista a Gela è oggi evidente. La squadra amaranto ha mostrato una prestazione opaca, fatta di possesso poco incisivo, ritmo intermittente e scarsa lucidità negli ultimi metri. Anche quando la partita ha offerto spiragli, la Reggina non è riuscita a colpirli, con l’episodio finale di Ferraro a sintetizzare una giornata storta e ricca di rimpianti.

Dentro questo scenario già complesso si inserisce anche un ulteriore elemento arrivato dal mondo social. Antonio Cormaci, club manager della Reggina, a poche ore dalla fine del match ha pubblicato una storia sul proprio profilo Instagram che lascia intravedere un possibile addio al ruolo societario. Le sue parole non sono esplicite in termini formali, ma il tono è quello di una chiusura emotiva e professionale:

«Alla fine ti stanchi di aspettare un cambiamento.

Arrivi a un punto in cui ti rendi conto che chi hai davanti non lo puoi cambiare.

Non vuole cambiare.

Allora lo accetti e volti pagina.

Anche se questo fa male perché hai dato tutto quello che potevi dare ma non è bastato.

Allora è arrivato il momento in cui dire grazie e andare avanti.

Con le lacrime agli occhi e il cuore spezzato».

Un messaggio che, al di là della forma personale, aggiunge un ulteriore livello di tensione a un ambiente già scosso.

Il risultato complessivo è quello di un contesto in evidente sofferenza. Le parole di Ballarino e Minniti, la citazione iniziale di Torrisi e il messaggio di Cormaci compongono un mosaico coerente nella sua direzione: una Reggina che, più che discutere di campo e risultati, sembra attraversare una crisi di identità e di prospettiva.

Il silenzio stampa seguito alla gara di Gela non fa che amplificare questa sensazione, sospendendo il racconto ufficiale ma lasciando emergere un vuoto comunicativo che pesa quanto il risultato. Nel frattempo, la classifica si complica, la promozione si allontana e la squadra appare sempre più in difficoltà nel ritrovare non solo i punti, ma una direzione chiara.

Nel mezzo resta una domanda, sempre più urgente: la tempesta era stata prevista. Ma la Reggina è riuscita davvero a navigarla?