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14/10/2026 ore 15.15
Sport

Rugby Reggio, 50 anni fa la storica promozione in Serie A

Evento celebrativo sabato alle 11 in Sala Perri a Palazzo Alvaro

di redazione

Il 17 ottobre 2026 sarà una giornata di celebrazioni, testimonianze e riconoscimenti per ricordare un'impresa sportiva che ha lasciato un segno profondo nella storia di Reggio Calabria e dell’intera Provincia.

Cinquant'anni fa, al termine della stagione sportiva 1975-1976, il Rugby Reggio conquistava la promozione dalla Serie B alla Serie A, raggiungendo il massimo campionato nazionale e diventando la prima squadra a partecipare nella storia dello sport reggino alla Serie A a girone unico.

Un risultato straordinario, destinato a lasciare un segno profondo non soltanto nella storia del rugby, ma anche nella memoria collettiva della città. Nel primo anno nella massima divisione nazionale, la squadra assunse il nome di Caronte Rugby Reggio, portando il nome di Reggio Calabria su uno dei palcoscenici più importanti dello sport italiano.

A cinquant'anni da quella stagione, il Comitato Rugby Reggio Forever promuove una giornata celebrativa per rendere omaggio ai protagonisti di quell'impresa, ricostruirne il significato sportivo e sociale e trasmetterne la memoria alle nuove generazioni.

L'iniziativa si svolgerà sabato 17 ottobre 2026 presso la sala Nicola Perri di Palazzo Corrado Alvaro, con il patrocinio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, che ha concesso anche l'utilizzo della sala.

La storica promozione in Serie A del 1976 rappresentò il punto più alto di un percorso di crescita iniziato negli anni precedenti. Nella stagione 1973-1974, con Giuseppe Schirinzi alla guida del progetto, il Rugby Reggio conquistò la promozione in Serie B e raggiunse il prestigioso traguardo di vicecampione d'Italia. Nella stagione successiva affrontò il suo primo campionato di Serie B, per poi coronare, al termine del campionato successivo, il sogno della promozione nella massima divisione nazionale.

Un cammino costruito stagione dopo stagione, grazie all'impegno di dirigenti, tecnici, collaboratori e atleti, che seppero contribuire a un'impresa sportiva senza precedenti per la città. In questa fase conclusiva si inserisce anche l’imprenditore Umberto Botti, il cui legame con i giocatori e il cui contributo umano restano parte determinante della memoria di quella squadra.

Il valore di quella promozione andò ben oltre il risultato conseguito sul campo. Reggio Calabria attraversava una fase storica complessa, segnata dai moti cittadini dei primi anni Settanta. In quel contesto, la Rugby Reggio seppe offrire alla comunità un motivo di entusiasmo, partecipazione, orgoglio e rivalsa.

Uno sport ancora poco conosciuto da una larga parte del popolo reggino riuscì a conquistare l'attenzione dei reggini, arrivando a coinvolgere fino a 8.000 spettatori allo stadio comunale. Un dato che racconta la capacità di una squadra di coinvolgere un'intera comunità, creando un senso di appartenenza e offrendo alla città un'importante occasione di visibilità nazionale.

La crescita della Rugby Reggio non si fermò alla storica promozione. Reggio Calabria divenne teatro di appuntamenti di rilievo internazionale, ospitando due incontri del Campionato europeo di rugby trasmessi su Rai Uno: nel 1975 Italia – Cecoslovacchia e nel 1977 Italia – Romania. Ancora prima, nel 1974 il Rugby Reggio affronta allo stadio comunale la nazionale sudafricana Under 21, i famosi e blasonati Springboks, nell’unico test match giocato in Europa. Nelle loro file giocava il giovane Nick Mallet, che divenne dal 2007 al 2011 il commissario tecnico della nazionale italiana di rugby.

Nel primo anno in Serie A, la Caronte Rugby Reggio fu inoltre protagonista di un'impresa destinata a rimanere nella memoria degli appassionati: la vittoria per 8-7 contro la rappresentativa dell'Università di

Cambridge, arrivata a Reggio nel corso delle celebrazioni per il centenario dell'ateneo, dopo una serie di numerosi incontri disputati in Europa e caratterizzati da pochissime sconfitte.

Un successo che, per il prestigio dell'avversario e per il contesto in cui maturò, assunse il valore di una vera impresa sportiva. Questi appuntamenti raccontano la dimensione raggiunta dalla Rugby Reggio in quegli anni: una realtà capace di portare in città il grande rugby internazionale e di affermarsi attraverso confronti che contribuirono a rafforzarne il prestigio e a dare visibilità all’intera città.

Dietro quel risultato c'era un gruppo unito, dentro e fuori dal campo, guidato da un forte legame umano.

Una figura centrale fu quella dell'allora presidente Umberto Botti, ricordato con affetto per la sua semplicità e per il rapporto speciale che seppe instaurare con i giocatori. Era solito chiamarli affettuosamente «i miei figli»: parole rimaste nella memoria di chi condivise quella stagione e capaci di raccontare il senso di appartenenza di un gruppo che seppe essere molto più di una squadra.

Accanto alla figura di Botti va ricordato Giuseppe Schirinzi, protagonista fondamentale nella nascita e nella crescita di quella straordinaria esperienza. Schirinzi seppe immaginare un traguardo che allora poteva sembrare un sogno e contribuì a costruirne concretamente le condizioni centimetro dopo centimetro, con la forza di una visione e la determinazione di chi crede in un sogno che è diventata realtà.

Botti e Schirinzi, con sensibilità e caratteristiche diverse, rappresentarono due componenti essenziali dell'humus da cui nacque il fenomeno Rugby Reggio: da una parte la visione e la capacità di costruire il progetto, dall'altra il legame umano e il senso di famiglia capaci di tenere unito il gruppo. Due personaggi che, ciascuno a modo proprio, contribuirono a trasformare una squadra in una realtà sportiva e sociale entrata nella storia della città.

La guida della squadra venne affidata nell’anno della promozione e del primo anno di serie A al giocatore, capitano e allenatore Paolo Libertucci, che seppe dare alla formazione amaranto quel salto di qualità dal punto di vista sia tecnico che umano.

Da quel gruppo, inoltre, cinque giocatori ebbero l'onore di vestire la maglia delle rappresentative nazionali: Giuseppe Artuso, Crescenzio Bentivoglio, Genesio Coppola, Fiore Screnci e Sebastiano Spadaro.

Storie di sport, sacrificio, amicizia e passione che meritano di essere ricordate e tramandate.